In un momento di grande attenzione a tematiche ambientali in cui si parla tanto del problema dell’inquinamento del suolo e dei mari, oltre che dell’aria, con tutte le relative ripercussioni sull’ambiente, è importante concentrare l’attenzione su tutte quelle iniziative che, in maniera ecosostenibile, hanno ad oggetto il riutilizzo di materiali di scarto con l’obbiettivo di donare loro una nuova vita da un lato ed avere un impatto minimo sull’ambiente dall’altro.

Abbiamo parlato recentemente di iniziative come Apepak, il sostituto della pellicola di plastica monouso per la conservazione dei cibi, costituito da teli di cotone e cera d’api, senza alcun elemento chimico aggiunto e completamente biodegradabile e di Sulapac, il materiale biodegradabile per contenitori (e non solo) brevettato da due giovani biochimiche finlandesi dagli scarti della filiera del legno di foreste certificate: si composta in 21 giorni nell’organico e qualora disperso in mare si scioglie entro un anno, materiale completamente naturale senza componenti chimici che nel processo di biodegradazione potrebbero nuocere all’ambiente.

Sulla stessa scia, segnalo un’altra iniziativa degna di nota che spero possa essere di ispirazione e stimolo alla ricerca e creazione di soluzioni ecosostenibili in questo mondo cosparso di rifiuti: ideato da Ludovica Cantarelli è il progetto Wine Matters.

Come nasce Wine Matters

Ogni anno in Italia si producono circa 50 milioni di ettolitri di vino. Questo comporta la formazione di circa 2 milioni di tonnellate di rifiuti solidi tra rami, raspi e bucce che vanno smaltiti.
Una parte di questi rifiuti viene distillata in liquori (un quarto circa) e gli altri tre quarti sono scarti che vengono generalmente o gettati nei campi oppure bruciati: sappiamo che la combustione produce CO2 (anidride carbonica) uno dei principali gas inquinanti e responsabili del riscaldamento globale.

Una quantità di rifiuti notevole: potrebbe esistere la maniera di evitare lo smaltimento tramite combustione di questi scarti, rendendogli una nuova – e più ecosostenibile – vita?


La risposta è si ed è arrivata da Ludovica Cantarelli.

Nata nel 1992, Ludovica consegue una laurea triennale al Politecnico di Milano in Ingegneria dei materiali per poi proseguire il proprio percorso di studi a Londra, alla Central Saint Martins e laurearsi nuovamente a luglio 2018 in Material Futures. E’ stato proprio nell’ambito del progetto di laurea che Ludovica ha individuato negli scarti del vino una possibile fonte di ispirazione. Ludovica ha una certa famigliarità con l’ambiente, in quanto entrambi i genitori, infatti, sono titolari di aziende vinicole che la stessa Ludovica ha avuto modo di frequentare assiduamente durante l’infanzia.

A questo si è aggiunto il grande interesse nella lavorazione di materiali di scarto, naturali ed organici, che ha dato via alle varie sperimentazioni che, nel corso del tempo, l’hanno portata ad ideare questo interessante progetto che potrebbe dare vita a un circolo virtuoso che renda possibile recuperare gli scarti del vino in maniera circolare, rendendoli parte integrante della produzione. Seppur, infatti – dichiara Ludovica – il mercato dei vini biologici sia oggi in forte sviluppo, è ancora assente una forma di packaging ecologico e sostenibile, compatibilmente con i limiti oggettivi e chimici legati alle bottiglie in vetro e ai tappi di sughero che devono necessariamente rispettare determinate normative (entrambi i materiali comunque fortunatamente riciclabili).

Coerentemente con questo pensiero, dunque, Ludovica ha intrapreso uno studio approfondito per riuscire ad elaborare ed ottenere etichette e scatole in cui il prodotto potrà essere imballato che siano del tutto ecosostenibli. Ad oggi infatti le etichette dei prodotti vinicoli sono principalmente costituite di carta e plastica o carta plastificata e apposte con collanti chimici sulle bottiglie. Ludovica, oltre ad aver ideato un packaging del tutto ecosostenibile e proveniente dai rifiuti, utilizza per le etichette una colla a base di amido quindi biodegradabile.

Il percorso non è stato facile in quanto esistono naturalmente limiti oggettivi: proprio in virtù della biodegradabilità di materiali organici è necessario sopperire, ad esempio, all’esigenza della durabilità del materiale stesso. Dopo lunghe sperimentazioni finalmente è riuscita a ideare una soluzione in grado di fare fronte anche a questa esigenza.

Ad oggi Ludovica ha partecipato sia al London Design Festival che alla Dutch Design Week, oltre ad essere stata contattata da Victoria and Albert Museum per una nuova esposizione prevista per il 2019.

Il valore aggiunto di Wine Matters

Al momento il prodotto è finalizzato e ha assunto una forma concreta: i prossimi passi saranno quelli di raggiungere la grande produzione meccanizzando il processo.

Etichette create dagli scarti del vino

Se si pensa all’Italia, uno dei maggiori produttori di vino di ottima qualità al mondo, e a tutte le aziende vinicole presenti sul territorio, sarebbe un enorme traguardo riuscire ad utilizzare gli scarti della produzione vinicola, raspi e vinacce, per creare il packaging del vino stesso rendendo in questo modo un prodotto di qualità anche ecosostenibile e del tutto in linea con le forti esigenze ambientali dell’epoca storica in cui stiamo vivendo.

Uno degli obbiettivi di oggi, infatti, è proprio quello di eliminare nella maniera più intelligente possibile la produzione di scarti e rifiuti, trovando maniere sostenibili per processarli con la possibilità di renderli nuovamente utili seppur sotto forma diversa. Allo stesso tempo in questa iniziativa troviamo anche l’intento virtuoso di cercare di immettere sul mercato prodotti dal packaging meno inquinante possibile e che si possa smaltire nella maniera più ecologica immaginabile.

Etichette create dagli scarti del vino

Insomma, Wine Matters è un progetto unico nel suo genere che racchiude grandi possibilità per le aziende di rendere il proprio prodotto il più ecosostenibile possibile ed in linea con le importanti esigenze ambientali del momento. C’è fermento in ogni settore ormai e fortunatamente molti giovani talentuosi stanno mettendo le proprie capacità ed energie a servizio dell’obbiettivo comune della tutela dell’ambiente. Queste iniziative vanno segnalate e divulgate di modo da creare consapevolezza e reti di collaborazione che possano, un giorno alla volta, rendere la società sempre più consapevole sul tema dei rifiuti e del riutilizzo dei materiali.

Qualora desideraste entrare in contatto con l’ideatrice del progetto Wine Matters, Ludovica Cantarelli, è sufficiente scrivere una email a cantarelliludovica@yahoo.it per essere ricontattati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.