Che la plastica stia letteralmente distruggendo il pianeta, non è un segreto. La plastica è un materiale indistruttibile utile per vari aspetti della vita dell’uomo ma terribile da un punto di vista di smaltimento dei rifiuti ed inquinamento: i mari e la terra ne sono pieni, senza contare le tonnellate di CO2 prodotte dalla combustione di tutti i rifiuti non riciclati. Abbiamo già approfondito i motivi per cui il riciclo della plastica non sia una risposta adeguata all’emergenza in questo articolo.

Senza dubbio non saremo in grado di ripulire il pianeta dai danni già arrecati sino ad oggi: soprattutto con riferimento alle microplastiche che si trovano negli oceani, non saremo mai in grado di “riportarle tutte fuori dal mare”. Ricordiamo, come approfondito in questo articolo, che le microplastiche e nanoplastiche intrappolano le tossine presenti in acqua, le quali vengono successivamente rilasciate all’interno dei pesci che si nutrono di esse, fino ad arrivare al nostro piatto: mangiamo i nostri rifiuti (oltre che respirarli).

La soluzione è quella di convertirsi non solo all’eliminazione della plastica monouso (fondamentale), in primis quella degli imballaggi alimentari – ma non solo. E’ necessario modificare le politiche di modo da andare nella direzione dell’economia circolare poiché quella lineare (produzione, consumo, rifiuto) non è più sostenibile, come meglio spiegato in questo articolo.

Le prime alternative alla plastica

Quando, tempo addietro, ho deciso di avvicinarmi ad uno stile di vita ecosostenibile, che potesse essere più in linea con i valori in cui credo fermamente, mi sono resa conto che a volte è complicato eliminare del tutto la plastica dalle nostre abitudini, soprattutto in relazione a determinati prodotti.

Per alcuni beni è più facile: frutta e verdura si possono comprare sfuse ai mercati agricoli da produttori locali (che non inquinano poiché non devono trasportare la merce per tutto lo stivale a bordo di tir). Anche i prodotti secchi come pasta, cereali e legumi li acquisto abitualmente al Negozio Leggero, dove mi reco coi miei contenitori che vengono tarati e riempiti quanto richiesto. Anche i prodotti per l’igiene personale li acquisto con soluzioni di vuoto a rendere (come dentifricio e deodorante, che sembra impossibile sostituire se si passeggia per i supermercati) così come i prodotti per la pulizia della casa per cui mi avvalgo di distributori sfusi a mezzo dei quali riempio i miei contenitori, gli stessi da mesi.

Negozio Leggero

Tuttavia confesso che ci è voluto diverso tempo per incardinare nuove abitudini di consumo consapevole nella quotidianità: le abitudini sono una delle cose più difficili da sradicare ed è impensabile farlo in un colpo solo. Bisogna avere pazienza ed iniziare un passo alla volta, assumendo la fondamentale consapevolezza che ognuna delle nostre scelte ha delle ripercussioni sull’ambiente, anche l’utilizzo di una cannuccia o di un cottonfioc.

Cos’è l’autoproduzione

Una delle vie che intrapresi in una fase iniziale, e che ancora oggi adopero, è quella dell’autoproduzione. Si, perché fino a poco tempo fa era molto più difficile di oggi trovare per esempio dentifrici o deodoranti venduti con soluzioni di vuoto a rendere, così come creme per il corpo o prodotti per la pulizia della casa.

Ho iniziato così: ogni qualvolta terminavo un prodotto, i primi periodi in cui mi sono accostata ad una vita il meno possibile impattante sull’ambiente, mi domandavo quale fosse un’alternativa valida alla plastica. Dove acquistarla? E, in alternativa, avrei potuto provvedere da me?
Un banale esempio è del primo prodotto che ho sperimentato, di cui vado orgogliosa poiché lo trovo decisamente efficace, è di una semplicità indicibile da preparare: l’anticalcare.
Usando il flacone vuoto con vaporizzatore dell’ultimo anticalcare, l’ho riempito per 1/3 di aceto di mele e 2/3 di acqua. Con questo prodotto pulisco fornelli, rubinetti e qualsiasi superficie di metallo: l’aceto, infatti è lo strumento migliore per sciogliere il calcare. Non ho mai più comprato anticalcare, eliminando così sia l’acquisto di ulteriore plastica che il costo dell’anticalcare stesso.

Questo è solo un esempio per far capire al lettore che è possibile (e divertente!) convertirsi a soluzioni ecosostenibili in una maniera molto più semplice di quella che possiamo a volte ipotizzare.

Fonti di ispirazione: Lauren Singer e Lucia Cuffaro

Sono due le persone che seguo e da cui ho imparato ad autoprodurre in casa: Lauren Singer e Lucia Cuffaro.

Lauren Singer

Lauren Singer è una ragazza americana laureata in scienze ambientali che nel 2012 ha iniziato il suo blog sull’ecosostenibilità “Trash is For Tossers“. Nella foto accanto, il barattolo che Lauren Singer ha in mano è l’accumulo dei suoi rifiuti non riciclabili degli ultimi quattro anni. Sul web esistono molte interviste, la più bella delle quali a mio avviso è quella che potete trovare cliccando qui. Oggi Lauren ha aperto al 137 di Grand Street Brooklyn (NY) suo negozio “Package Free”, un negozio di prodotti sfusi che potete facilmente trovare online, o se vi capita di fare un giro a NY.
Anche lei ha iniziato nella maniera più semplice: cercando soluzioni per evitare di produrre, nel suo piccolo, rifiuti non necessari e soprattutto non riciclabili. Sul suo blog e sul canale youtube si possono trovare tantissime idee e spunti per autoprodurre in casa diversi prodotti, oltre che vari suggerimenti su come condurre una vita il più ecosostenibile possibile..

Lucia Cuffaro, invece, è una giovane donna italiana che frequentando laboratori presso l’Università del Saper Fare, è entrata in contatto con il Movimento per la Decrescita Felice del quale, nel 2017, è diventata Presidente. Lucia, oltre a riciclare qualunque cosa, è una specie di “guru” dell’autoproduzione. Con le sue ricette, che si trovano sia sul sito Autoproduciamo che sul canale Youtube, è riuscita ad essere fonte di grande ispirazione e fare passare il messaggio che è possibile non essere schiavi della grande distribuzione, reinventandosi in maniera sana e divertente. Ad oggi tiene la rubrica “Chi fa da se” su Rai Uno con laboratori pratici di autoproduzione.

Lucia Cuffaro - Rai

Lucia inoltre, tra il 2014 ed il 2016, ha lavorato come collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati occupandosi di rifiuti, ecomafie e ambiente.
Se siete curiosi di scoprirne di più, Lucia Cuffaro ha pubblicato un vero e proprio manuale di autoproduzione dal titolo “Fatto in casa. Smetto di comprare tutto ciò che so fare” nel 2014, ed. Macro.

Un anno dopo ha pubblicato un libro che verte sul risparmio ecologico: “Risparmia 700 euro in 7 giorni” fino ad arrivare nel 2016 all’uscita di un videocorso in DVD sull’autoproduzione: “Fatto in casa con Lucia”. Il suo percorso continua con pubblicazioni sulle sostanze tossiche nei prodotti di cosmesi e come evitarle autoproducendo, come creare in casa detersivi naturali privi di agenti chimici nocivi.

Quando si parla di “autoproduzione” le prime reazioni sono generalmente “non ho tempo di farlo”, “chissà quanto ci vuole”, “dove li trovo i prodotti” e così via. In realtà, e lo dico per esperienza personale è molto più semplice di quanto possa apparire. Il problema, forse, è che siamo diventati drammaticamente pigri. I prodotti utilizzati sono alla portata di chiunque e la maggior parte di noi già li possiede in casa. Le tempistiche sono generalmente brevi e sono sicura che, togliendo un po’ di tempo a social e televisioni per dedicarlo all’autoproduzione, non sarà poi così nocivo.

Il mio suggerimento è quello di provare per credere: si risparmia sia in termini economici che di salute (non inquinando e utilizzando prodotti senza agenti chimici tossici e nocivi tipici dei prodotti della grande distribuzione, che puntano ai numeri a scapito della qualità), e, non da meno, ci si diverte.

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