Artigianato e produzioni locali: un tesoro che seppur sembrava perso nel marasma del consumismo più impulsivo e della grande distribuzione di massa, in realtà sta sorprendentemente riacquistando piede soprattutto tra i giovani. Questa ri-scoperta delle arti della manualità mi ha incuriosito al punto da desiderare di approfondire i vantaggi ed i limiti che esso porta con sé.

Secondo la più tradizionale delle definizioni, i prodotti artigianali (oggetti utili o decorativi che siano) sono tutti quelli la cui attività lavorativa finalizzata alla produzione è un procedimento completamente manuale o tramite l’utilizzo di semplici attrezzi. Viene da sé che tutti gli articoli la cui produzione avviene in serie attraverso macchinari sia esclusa da questa definizione.

Qual è il valore aggiunto dell’artigianato?

In una società in cui ci siamo dimenticati quanto preziosi siano il tempo e la pazienza, il prodotto artigianale è la cosa più adatta a ricordarcelo: dietro una produzione artigianale si celano il tempo, la cura e la dedizione di un individuo, il che, a mio avviso, già in partenza conferisce valore aggiunto al bene. Oltre ad una connaturale unicità poiché nessun pezzo prodotto manualmente potrà mai eguagliarne un altro, per quanto simili.
Acquistando un prodotto artigianale, abbiamo generalmente la possibilità di conoscere in maniera diretta l’artigiano (e artista) che si cela dietro la produzione e poter interloquire, indagando i materiali e, perché no, anche la storia personale dell’artigiano – ed in questo probabilmente risiede il vero valore aggiunto rispetto ad un bene impersonale prodotto in serie da un macchinario. Oltre, naturalmente, a finanziare l’economia locale.

Seppur abbiano dei costi talvolta più alti delle produzioni di massa (sia per via della differenza qualitativa dei materiali che per i tempi necessari alla produzione), è abbastanza intuitivo che le produzioni artigianali siano decisamente più sostenibili rispetto alla grande distribuzione: la grande distribuzione, producendo beni in serie attraverso macchinari, consuma molta energia e disperde nell’ambiente grandi quantità di elementi nocivi alla salute e all’ecosistema. Potremmo parlare per ore di quanto sia dannosa la grande distribuzione di beni: dalla selezione delle materie prime (tendenzialmente meno costose poiché è necessario acquistarne in grandi quantità: questo comporta spesso l’utilizzo di materiali di bassa qualità ed inquinanti), oppure delle quantità di emissioni tossiche provenienti dagli stabilimenti di produzione.

Preferisco concentrarmi sull’artigianato e su quanto sarebbe importante tornare ad investire le nostre risorse in beni artigianali (unici e con una storia alle spalle, oltre che sostenibili) rispetto ad impersonali oggetti provenienti in serie dalla grande distribuzione, che annullano in parte la nostra personalità rendendoci – per certi versi – tutti simili.

La storia di Serena e Ciuriciuri_Studio

Ho avuto modo di conoscere Serena, una ragazza ventottenne di origine palermitana che vive in provincia di Venezia. Di professione fotografa freelance, è una bravissima artigiana di gioielli in macramé, e non solo.
L’artigianato le è sempre appartenuto: sin da bambina, infatti, Serena creava vestiti nuovi con pezzi di tessuto vecchi e riutilizzati, che trovava in giro per casa. Crescendo è riuscita a dare forma alla sua passione assemblando a mano con moltissima pazienza vestiti, accessori e addirittura scarpe. Probabilmente – racconta Serena – è un valore che le è stato inconsciamente tramandato dalla famiglia, che (come era d’abitudine una volta, a differenza di adesso) al posto di acquistare beni nuovi appena qualcosa era un po’ sciupato o rotto, lo riparavano e aggiustavano permettendogli di durare decisamente più a lungo rispetto a quanto durino i nostri acquisti oggi.
Un oggetto rotto può essere riparato oppure riutilizzato, dando vita a qualcosa di completamente nuovo: forse da piccola Serena non riusciva a capirne pienamente il significato, ma è stato un grande insegnamento che le permette oggi di essere una bravissima artigiana e soprattutto un’artigiana sostenibile. La maggior parte dei materiali di Serena, infatti, arriva da scampoli e rimasugli di tessuti che lei si rifiuta di gettare e riutilizza in qualsiasi maniera.
Uno dei progetti di Serena per l’inverno è quello di assemblare sciarpe con scampoli e tessuti recuperati dai mercatini dei quali è una grande appassionata.
“Ogni oggetto artigianale racconta una storia ed acquistarlo significa dare voce al buono che c’è nel mondo”, racconta Serena sul valore aggiunto dell’artigianato dal suo punto di vista. Non si può che condividere questa affermazione.

Mi sono arrivati per posta un paio di orecchini di Ciuriciuri: quando li ho presi in mano non ho potuto astenermi dall’osservare la precisione e la cura che li hanno resi del tutto perfetti nella loro esecuzione. Troppo raramente ci soffermiamo ad apprezzare un prodotto: probabilmente perché tendiamo per pigrizia e comodità a prediligere la grande distribuzione e troppo raramente acquistiamo tramite artigiani.

Assumo sempre più consapevolezza di quanto sia necessario allontanarsi da valori irreali ed illusori come l’irragionevole necessità di possedere ed apparire che appartengono ontologicamente alla nostra epoca dell’Avere a scapito dell’Essere. E di quanto sia nettamente superiore il valore aggiunto legato all’artigianato: non acquisto più molte cose da diversi mesi (salvo il cibo naturalmente).
Quando acquisto qualcosa, dunque, mi piace apprezzarne l’autenticità, e la storia che si cela alle sue spalle ovvero quella di una persona che ha impiegato la propria cura, arte e pazienza nella creazione. Tutto ciò che è prodotto con dedizione, infatti, non può che avere un valore aggiunto.

Se siete curiosi di andare a curiosare le produzioni di Serena la trovate sia su instagram come ciuriciuri_studio, che su Etsy all’indirizzo www.etsy.com/it/shop/CiuriCiuriDIY

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