Slow Fashion Season: una campagna globale della durata di tre mesi, dal 21 giugno al 21 settembre, per sensibilizzare gli individui ad acquisti responsabili.

Come nasce la Slow Fashion Season

La campagna “Slow Fashion Season” nasce nel 2018 da Collaction, un’organizzazione olandese che si occupa di iniziative legate all’ambiente e ai diritti. L’intento è quello di sollevare le coscienze, rendendo sempre più individui dei “consumatori responsabili”.

Che la filiera produttiva della fast fashion non sia un mercato sostenibile, sia da un punto di vista ambientale che di diritti umani, non è un segreto. E’ un tema affrontato più volte su questo blog.

Il classico esempio è quello della maglietta venduta a Milano centro per 4 Euro, made in Bangladesh. Se in quei 4 Euro rientrano i costi di estrazione delle materie prime e la loro qualità, i costi di stabilimento e di manodopera, quelli di trasporto e di distribuzione, è evidente che qualcosa non torni. Probabilmente le materie non sono estratte nel rispetto delle politiche ambientali e i materiali sono di scarsa qualità e inquinanti. I lavoratori non sono tutelati da un punto di vista salariale e di diritti umani [a tal proposito consiglio caldamente la visione del documentario gratuito THE TRUE COST, che smaschera il mercato che esiste dietro la “Fast Fashion”].

Inoltre la delocalizzazione degli stabilimenti produttivi di fast fashion, per abbattere i costi, impatta fortemente sull’ambiente per via delle emissioni derivanti dai trasporti transoceanici dei beni da vendere.

Implicito consenso

Per diventare consumatori responsabili è importante comprendere che nel momento in cui noi acquistiamo un bene, non ci limitiamo ad un semplice acquisto.

Ogni acquisto comporta un implicito consenso a tutto ciò che si nasconde dietro quel bene: come è stato prodotto, chi lo ha prodotto, in che condizioni lavorative, come verrà smaltito. Con l’acquisto di un prodotto il messaggio che passa è che a noi, consumatori, tutto quello che esiste dietro quel prodotto è da noi condiviso.

Di fatto con ogni acquisto, esprimiamo un voto.

Ricordiamoci che l’offerta del mercato si basa esclusivamente sulla domanda del consumatore, la quale è veicolata dalle campagne di marketing. Se noi desideriamo un futuro più sostenibile, è necessario modificare le nostre scelte ovvero la nostra domanda in qualità di consumatori. Se la domanda cambia, anche l’offerta dovrà cambiare: questo è il magico potere del boiottaggio.

Mettetevi nei panni di un’azienda che produce magliette rosse e verdi. Se i vostri acquirenti inizieranno a comprare solo magliette verdi, ad un certo punto voi smetterete di produrre quelle rosse. Questo ragionamento è applicabile a tutto.

Abbiamo un potere enorme nelle nostre mani: usiamolo.

Come funziona la SLOW FASHION SEASON

Questa campagna intende sensibilizzare i consumatori a tutte le alternative decisamente più sostenibili che esistono alla Fast Fashion. Seppur i prezzi di questa moda a basso costo, l’implicito consenso (di cui sopra) che prestiamo con ogni acquisto è qualcosa su cui dobbiamo profondamente riflettere.

Le alternative sono infinite:
  • la prima è quella di riflettere sui nostri consumi ed iniziare a uscire dall’ottica di acquisti compulsivi, ridimensionando i nostri bisogni. O meglio: reimparando a distinguere i nostri bisogni reali da quelli indotti da campagne di marketing. Ogni cosa che acquistiamo, viene acquistata con il DENARO che noi guadagnamo LAVORANDO ovvero con il nostro TEMPO. Quindi, di fatto, tutti i soldi che spendiamo in cose inutili sono il nostro tempo (che è quanto di più prezioso abbiamo) che viene sprecato.
  • esistono negozi di seconda mano e vintage che, a prezzi altrettanto bassi, offrono capi di qualità. In questo modo i tessuti non diventeranno rifiuto ma troveranno nuova vita.
  • Esistono gli scambi, come i famosi SWAP PARTIES che si possono organizzare tra amici oppure si può aderire a swap parties organizzati da associazioni di vario genere. In questi incontri ogni partecipante condivide tutti i capi dismessi ma ancora in buono stato, mettendoli a disposizione degli altri partecipanti. A sua volta è libero di prendersi gratuitamente tutto ciò che desidera e che utilizzerà.
  • Esistono gli armadi di nonne, zie, genitori e parenti di ogni sorta, da cui attingere per riutilizzare e riadattare capi. Esiste anche il nostro stesso armadio: tutti quei vestiti che non usiamo più per le più diverse ragioni, potremmo accorciarli, allungarli, tagliarli e riadattarli con un po’ di creatività secondo il nostro gusto (o magari farlo fare da un sarto se proprio cucire non è nelle nostre corde).

Se desiderate aderire potete andare sul sito della Slow Fashion Season 2020 (https://www.collaction.org/crowdactions/slow-fashion-season-2020/), cliccare su Join e naturalmente evitare la fast fashion. E, magari, divulgare questa importante iniziativa!

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