A inizio secolo, vigeva il concetto di riuso dei beni. Oggi la società ci ha convertito da un approccio dedito l ad un concetto di bene “usa e getta”. In una società basata sul guadagno sul consumo, più un’azienda produce un bene con una durata effimera, più crea il bisogno di rimpiazzare quel bene con un nuovo acquisto. E così produce guadagno, rendendo indispensabile anche la più superflua delle merci.

Perché questo, ad oggi, ha assunto la portata di un problema che non possiamo proprio più ignorare?

Tutto quello che usiamo e gettiamo al termine dell’utilizzo diventa un rifiuto. Cosa significa?

Che va ad inquinare l’ambiente in cui viviamo. Ciò ha delle ripercussioni gigantesche anche sul nostro stato di salute. Viene da sé che vivere in un ambiente sano apporti benefici all’organismo, come accade anche viceversa. Vivere in un ambiente angusto e inquinato non fa altro che impattare la nostra salute in maniera nociva.

Sicuramente le politiche industriali e ambientali hanno un grosso impatto sulla produzione di rifiuti. Ma la storia ce lo insegna che i grandi cambiamenti sono sempre avvenuti dal basso.

Nello specifico caso dell’impatto ambientale, è fondamentale tenere sempre a mente questo assunto, ovvero che il mercato risponde alla domanda del consumatore: più il consumatore consuma beni usa-e-getta e più il mercato tenderà a produrre questo tipo di beni per guadagnare profitto. Se il consumatore diventa consapevole e si trasforma in un consumatore responsabile, allora anche il mercato tenderà a sopperire a questo tipo di domanda.
Ad esempio: se ognuno di noi, nel suo piccolo, smettesse di acquistare prodotti in packaging di plastica, anche il mercato, per trarne profitto, modificherebbe le proprie produzioni di modo da incontrare la domanda del consumatore. E’ ovvio che se nessuno acquistasse più bottiglie di plastica, la produzione diminuirebbe perché l’industria avrebbe solo costi di produzione a fronte di zero guadagni.

Quanto è difficile cambiare abitudini?

E’ più semplice di quello che pensiamo. Basterebbe che ognuno di noi, nel suo quotidiano, modificasse piccole abitudini che però, su larga scala, avrebbero un grosso effetto sul mercato.

Naturalmente non è semplice cambiare le ABITUDINI da un giorno all’altro, di questo siamo tutti consapevoli. Le abitudini sono per definizione processi meccanici e automatizzati della nostra mente e spesso neanche ci rendiamo conto di metterle in atto. Iniziando ad acquistare consapevolezza sull’argomento possiamo già muovere i primi passi verso il cambiamento.

Questo è proprio l’esperimento che sto portando avanti in prima persona. Partendo da poche piccole regole che mi hanno aiutato – e stanno aiutando – a modificare il mio personale approccio all’economia. Fino ad ora ne ho guadagnato in ecosostenibilità, qualità dei prodotti che utilizzo e, indubbiamente, risparmio.

Da dove iniziare?

Innanzi tutto bisogna capire che diventare ecosostenibili non vuol dire buttare tutto quello che si possiede in casa e rimpiazzarlo con materiali ecosostenibili! La prima regola che ho adottato: ogni volta che un prodotto termina (dai detersivi, al cibo all’igiene personale), verifico se esistono alternative ecosostenibili.
Ad esempio: quando ho finito il detersivo per i piatti, mi sono informata su posti che vendono detersivi naturali e alla spina. Oppure: finita la frutta e la verdura, ho iniziato ad acquistare ai mercati agricoli, dove mi reco con la mia shopper. Li acquisto sfuso senza contenitori di plastica. E ancora: terminato l’utilizzo dello spazzolino da denti ho deciso di cercare alternative ecosostenibili. Ho comprato online spazzolini da denti in bamboo, ottimi e del tutto biodegradabili…

Ogni volta che un prodotto termina, cerco una soluzione ecosostenibile per sostituire il bene finito, ho abbattuto i costi e guadagnato in qualità ed ecosostenibilità. In questo blog troverete un sacco di consigli utili su come avvicinarsi, un passo alla volta, a questo stile di vita.

Riuso e riciclo di quello che già possediamo

senza farci abbindolare da pubblicità che cercano di convincerci ad avere un sacco bisogno di beni di cui in realtà non abbiamo la benché minima esigenza. E se proprio ci sono beni di cui non abbiamo più bisogno, ove possibile ed ancora in buono stato, possiamo regalarne ad amici e conoscenti che ne hanno magari bisogno, venderli a negozi dell’usato o di seconda mano oppure donarli ad opere di carità che sicuramente potrebbero averne più bisogno di quanto ne abbia la nostra pattumiera. Cercare sempre di dare una nuova vita a quanto non utilizziamo più invece di destinarlo incoscientemente alla pattumiera.

Riuso dei contenitori: eliminare la PLASTICA MONO-USO:

sembra impossibile nella società in cui viviamo oggi, in cui è tutto plastificato! E invece basta cercare e le soluzioni sono a portata di mano. Si tratta sempre di piccoli accorgimenti: porto con me in borsa una shopper di tela così evito di acquistare beni in sacchetti di plastica. Vado in giro con la mia borraccia che riempio da fontane e rubinetti al posto di acquistare bottiglie di plastica. Evito tassativamente ed espressamente di farmi dare le cannucce nei drink. Se ho fame cerco di acquistare beni sfusi, da panetterie, pasticcerie o fruttivendoli al posto di merendine confezionate nella plastica.
Sono tutti gesti così piccoli da poter sembrare insignificanti, ma se solo si pensi all’applicazione di queste condotte in larga scala si percepisce subito l’enorme impatto. Iniziare dalle nostre abitudini è la chiave.

DIFFERENZIARE

posto che la differenziazione dei rifiuti non è una soluzione per quanto riguarda certi materiali, ad esempio la plastica nello specifico (come spiegato nel dettaglio in questo articolo) tutto il resto dei rifiuti cerco di indirizzarlo dove so che verrà riciclato e prenderà nuova vita: dalla carta ai tappi di sughero, al vetro, ai rifiuti elettronici.
Esistono sempre più associazioni che si occupano dello smaltimento di specifiche tipologie di rifiuti, basta cercare – e nell’era di internet, è davvero facile – e in un attimo possiamo trovare ciò che fa al caso nostro. Mi sento di segnalare in questa sede il progetto TerraCycle che è una eco-azienda in grado di riciclare qualsiasi tipo di bene, di cui si parla in questo articolo: TerraCycle per ogni box di materiale di rifiuti (specifici) che viene consegnato, elargisce un corrispettivo in denaro, in un circolo virtuoso in cui guadagnano sia l’ambiente, che l’azienda che il cittadino. Purtroppo non esiste ancora in Italia, ma è possibile contattare uno dei paesi limitrofi dove il progetto è attivo per farsi mandare i box da riempire con i rifiuti.

Senzibilizzare al tema coloro che ci circondano al riuso

Sempre nel rispetto delle opinioni altrui, è importante sensibilizzare amici e persone a noi vicine al tema del riuso, spiegando l’importanza di cambiare piccole abitudini per tutelare e migliorare l’ambiente. In questo articolo ecco alcune buone pratiche per approcciare uno stile di vita più ecosostenibile.

Partendo dal riuso, queste sono le cinque regole base che ho deciso di seguire nel momento in cui ho scelto di cambiare stile di vita edapprocciarmi ad un’esistenza ecosostenibile ed in linea con i miei valori.
Non è facile a volte, ma sicuramene meno difficile di quello che si possa immaginare!

OGNUNO di noi, fa la differenza.

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