E’ dello scorso 13 gennaio 2021 il Comunicato Stampa dell’Università degli Studi di Milano Bicocca , il cui contenuto è ripreso qui sotto, relativo ad uno studio condotto assieme ai colleghi di Harvard, che individua il legame tra l’innalzamento della temperatura della superficie oceanica (dovuto al riscaldamento globale) e il freddo estremo che in questi giorni ha investito l’Europa.

Lo studio dei ricercatori delle università Bicocca di Milano e Harvard

In queste ultime settimane un’ondata di freddo gelido, improvviso e anomalo, ha investito gran parte dell’Europa: basti pensare alla nevicata di pochi giorni fa a Madrid, la più intensa che la storia della città abbia mai registrato. Tuttavia, anche rimanendo all’interno dei nostri confini è possibile renderci conto delle temperature improvvisamente gelide che ci hanno colpito.

In un lavoro congiunto, i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e dell’Università di Harvard sono riusciti ad individuare una condizione anticipatrice delle temperature anomale nella stratosfera polare da cui hanno origine i fenomeni che permettono all’aria gelida di raggiungere le medie latitudini come le nostre.

Lo studio, curato da Mostafa Hamouda e Claudia Pasquero dell’Università di Milano-Bicocca, assieme a Eli Tziperman dell’Università di Harvard, si basa sull’analisi del meccanismo che lega il riscaldamento globale e l’aumento degli eventi di freddo estremo.

E’ possibile approfondire i risultati del lavoro di ricerca nella pubblicazione su “Nature Climate Change” dal titolo “Decoupling of the Arctic Oscillation and North Atlantic Oscillation in a warmer climate” visionabile a questo link.

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Il “vortice polare

Il “vortice polare” è una circolazione atmosferica che intrappola l’aria fredda dell’Artico alle alte latitudini e impedisce di raggiungere altre zone del globo: questo fenomeno che influenza fortemente le condizioni metereologiche invernali delle medie latitudini.

Circa una volta ogni due anni, questo vortice polare si indebolisce permettendo all’aria gelida di raggiungere le medie latitudini: fenomeno che può interessare anche il nostro paese. Possiamo tutti richiamare alla memoria l’abbondante (e anomala) nevicata a Roma del 2018 così come il febbraio 2012, quando la temperatura della pianura Padana scese sotto i – 20°C e la laguna Veneta ghiacciò.

Il rapido riscaldamento dell’aria a 30km di quota (in stratosfera) innesca un indebolimento del vortice polare, provocando un’anomalia di venti: questo fa in modo che nell’arco di un paio di settimane, le condizioni atmosferiche in superficie comincino a risentire degli effetti di questi venti anomali favorendo l’incursione dell’aria polare nelle medie latitudini.

L’indebolimento del vortice polare e il conseguente innescarsi di venti anomali è un fenomeno estremamente attuale: un riscaldamento stratosferico in Artico particolarmente intenso (circa 50°C) è avvenuto proprio a cavallo del Capodanno 2021, con conseguenze di instabilità meteorologica in Europa e/o Nord America nelle settimane successive, in parte già manifestatesi con l’eccezionale ondata di neve e freddo in corso in Spagna.

Il legame con l’aumento della temperatura della superficie oceanica

È già noto che le temperature anomale in stratosfera sono influenzate da diversi eventi climatici, come ad esempio la fusione del ghiaccio Artico e le piogge tropicali intense, ma le attuali conoscenze non permettono di fare previsioni accurate sul loro accadere.

Nello studio pubblicato su “Nature Climate Change” viene evidenziata una condizione anticipatrice delle anomalie stratosferiche che non era mai stata riconosciuta prima: si tratta della temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico settentrionale: acque particolarmente calde riscaldano la fredda aria che giunge dalla Siberia favorendone la risalita ed arrivando a modificare le condizioni stratosferiche.

Lo studio evidenzia che questo meccanismo acquisisce maggiore importanza in un clima più caldo. L’Oceano Pacifico settentrionale, infatti, a causa della circolazione oceanica, si sta riscaldando molto più rapidamente del Nord Atlantico in risposta alla crisi climatica in atto.

La rilevanza di questa scoperta è che potrebbe essere proprio questo il legame tra il riscaldamento globale degli ultimi decenni e l’aumento degli eventi di freddo estremo nell’inverno boreale.

Ancora una volta, emerge in maniera evidente come sia tutto collegato: i freddi gelidi e improvvisi che stiamo subendo sono una delle numerose conseguenze del riscaldamento globale, al quale contribuiamo – in parte più o meno importante – con le nostre azioni e le nostre abitudini. Ogni volta che pensiamo che il nostro sia “solo un piccolo gesto”, ricordiamoci di pensarlo applicato a migliaia di persone.

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