Chi c’è dietro PI0 – Progetto Impatto Zero

Mi chiamo Laura, classe 1985 e lavoro con grande entusiasmo per la tutela dell’ambiente a 360 gradi.
Sono parte del team di Worldrise Onlus, associazione di tutela ambientale che sviluppa progetti legati alla conservazione dell’ambiente marino e mi occupo della comunicazione della Campagna 30×30 Italia volta a proteggere il 30% dei mari entro il 2030.

Il progetto del blog PI0 – Progetto Impatto Zero nasce nel novembre del 2018, un po’ per gioco. A seguito di un’esperienza personale molto forte che mi ha portato a riflettere sullo stato di salute dell’ambiente in cui viviamo – e dei suoi effetti su di noi – ho iniziato ad approfondire tematiche legate alla salvaguardia del pianeta e a modificare le mie abitudini con l’intento di ridurre il mio impatto personale. Condividendo questo stile di vita con amici e conoscenti, qualcuno mi ha suggerito di raccogliere queste informazioni in un posto da cui terzi avrebbero potuto attingere, e così è nato questo blog. 

Successivamente, nel 2019, assieme ad un gruppo di amiche – per un totale di una squadra composta da 7 donne – abbiamo costituito un’associazione di tutela ambientale senza scopo di lucro, TerraLab Onlus, che si occupa di sensibilizzare gli individui al tema della tutela ambientale e promuovere stili di vita sostenibili.

Ho sempre nutrito un grande amore e rispetto verso l’ambiente e la natura, grazie anche agli insegnamenti ricevuti da mia madre e questo mi ha portato a cambiare strada, seppur da grande, riconoscendo che il mio percorso accademico, seppur portato avanti negli anni con amore e dedizione, non aderiva completamente al mio desiderio più profondo di dedicarmi esclusivamente alla tutela dell’ambiente in cui tutti noi viviamo, sia da un punto di vista di salvaguarda ambientale che da un punto di vista di inclusione sociale, l’altra faccia della sostenibilità.

Prima di dedicarmi completamente all’ambito della sostenibilità, ho maturato una lunga esperienza nel settore del diritto, lavorando in Studi Legali (diritto penale e delle amministrazioni di sostegno), conseguendo un master in Scienze Forensi e Criminologia con una tesi dal titolo “Analisi delle devianze minorili nella società postmoderna”, collaborando con la Camera Penale di Milano al progetto “Ditelo alla Camera Penale” presso il carcere di San Vittore e con l’associazione Per i Diritti all’evento annuale “I frutti del carcere” su giustizia riparativa e reinserimento del reo nel tessuto sociale. 

Se volete approfondire chi sono, potete curiosare qui quale è stato il mio percorso.

“Ognuno fa la differenza”

Questo è il motto del blog ed è qualcosa in cui credo fermamente: senza dubbio è indispensabile che coloro che si trovano in posizioni apicali sia governative che di grandi aziende multinazionali con un grosso peso sul mercato, agiscano in fretta e con decisione per cambiare rotta e porre in essere scelte adeguate in vista di un futuro più sostenibile.

Tuttavia, il fatto che un’ampia fetta di potere decisionale sia nelle mani di pochi, non è un motivo sufficiente per non iniziare ad agire in qualità di singoli individui.

Credo profondamente che, seppur nel proprio piccolo, ogni persona possa fare la differenza: assumendo consapevolezza in relazione allo stato in cui versa il pianeta, avvicinandosi a stili di vita più sostenibili e rispettosi dell’ambiente, entrando in contatto con esempi virtuosi di economia circolare e diventando consumatori responsabili.

Ho ritenuto, dunque, che potesse essere utile approfondire e raggruppare aspetti legati e a queste tematiche e divulgarli tramite lo strumento del blog. Così è nato PI0 – Progetto Impatto Zero.

Le radici di PIØ – Progetto Impatto Zero

All’esito di un lutto famigliare, ho iniziato ad interrogarmi su come fosse possibile che anche chi conduce uno stile di vita all’insegna della salute, senza genetismi patologici, si ammalasse improvvisamente e morisse. Evidentemente il contesto ambientale in cui viviamo è particolarmente malsano e tossico. Viviamo immersi nei nostri rifiuti: nell’aria che respiriamo, nelle acque che beviamo e sul suolo dove cresciamo il cibo di cui ci alimentiamo. E sembriamo non rendercene conto. 

In un momento per me di grandi riflessioni, ha avuto luogo un episodio particolarmente significativo: il casuale ascolto di una TED Talk di Lauren Singer, che ho scoperto nel 2016: “Why I live a zero waste life” [qui il link]

Dove vanno i nostri rifiuti?

Ho realizzato che ovunque, a casa, a lavoro, in qualsiasi posto siamo circondati da oggetti che quando non serviranno più, verranno buttati “via“.

Esattamente, dove è questo “via”?
Cosa succede ad un oggetto quando diventa rifiuto?

Seppur scompare dalla nostra vista, non smette di esistere.
Con un po’ di fortuna verrà riciclato. La maggior parte dei rifiuti, invece, finisce nella pattumiera indifferenziata, smaltita a mezzo inceneritori. Questi, bruciando i rifiuti, producono tonnellate di gas nocivi, tossine e CO2 (anidride carbonica, uno dei gas maggiormente responsabili del riscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti climatici) che impattano fortemente l’ambiente inquinando l’aria che respiriamo.

…in sostanza, respiriamo i nostri rifiuti.

Ma non solo li respiriamo. Li mangiamo e li beviamo. Gli scarti dispersi al suolo e nei mari inquinando i terreni su cui crescono i cibi di cui ci nutriamo e le nostre acque.

La plastica, ad esempio, non si BIOdegrada mai. Affinché un materiale possa biodegradarsi è necessario che esista un batterio in grado di trasformalo. La plastica si limita a degradarsi, ovvero frantumarsi in minuscoli pezzettini (microplastiche o nanoplastiche) la cui superficie è particolarmente adatta ad intrappolare tossine. In questo modo le tossine vengono rilasciate all’interno degli organismi dei pesci di cui l’uomo si nutre, inoltre entrano in circolo nelle acque con cui irrighiamo le coltivazioni o beviamo. Questi argomenti saranno oggetto di approfondimento.

I primi passi verso uno stile di vita più sostenibile

Forte della convinzione che ognuno possa fare la differenza e che cambiamenti importanti spesso siano partiti “dal basso”, ho deciso di iniziare attenendomi ad alcune semplici regole.

Numero uno: informarmi e approfonditamente da fonti attendibili, incrociandole tra loro, come strumento di assunzione di consapevolezza. Senza una reale consapevolezza, non potrà mai esistere un cambiamento duraturo.

In secondo luogo: cambiare le mie abitudini, compatibilmente con le mie risorseOve possibile e attuabile ho iniziato, un passo per volta, a sostituire beni d’uso comune con alternative sostenibili. Beni riutilizzabili invece di usa e getta. Soluzioni di refill o vuoto a rendere invece del continuo acquisto (e smaltimento) di flaconi di plastica. Spesa sfusa… e così via.

Cosa c’è nella mia spazzatura? Le grandi categorie sono carta, vetro, plastica (tantissima plastica), rifiuti organici. E poi la terribile indifferenziata. Mi sono domandata se fosse possibile ridurre al minimo questo tipo di rifiuti ed eventualmente: come?

La prima regola è stata dunque RIDURRE. Evitare, compatibilmente con le mie possibilità, di acquistare tutto ciò che sarebbe diventato un rifiuto non riciclabile (soprattutto plastica monouso: quella riciclabile è una parte MINIMA).

Come potrei mai fare?

Andando per gradi. Ho deciso che ogni volta che terminavo uno specifico prodotto, avrei  studiato la soluzione più sostenibile per sostituirlo. Questo valeva per il cibo, per i prodotti dell’igiene della casa e della persona, per i vestiti, per i libri… per tutto.

In secondo luogo: RICICLARE, facendo attenzione a differenziare i rifiuti. Seppur il riciclo non è una risposta adeguata (poiché molti materiali all’esito di alcuni ricicli non sono più riciclabili e diventano rifiuto) è sempre preferibile all’indifferenziata.

Infine RIUSARE tutto ciò che possiedo, evitando di acquistare compulsivamente nuovi beni (bisogni illusori indotti dall’industria per proprio profitto). Utilizzare quanto già possiedo finché non sarà più funzionale.

Un passo alla volta, è così che si percorrono i chilometri.

Cosa ho guadagnato cambiando stile di vita?

I benefici di questo nuovo approccio alla quotidianità sono tanti, sia in termini di salute che in termini economici.Oltre al valore incommensurabile di vivere in linea con i principi in cui si crede.

L’ambiente in cui viviamo ci influenza fortemente e lo stesso avviene viceversa. Vivere in un luogo sano apporta benefici alla nostra salute. Un ambiente malsano è fonte di malattie. Dalle tossine che immettiamo nel nostro corpo tramite aria inquinata, tramite l’acqua piena di sostanze nocive e tramite gli alimenti ricchi di agenti chimici che introduciamo nel nostro organismo.

Tutto ciò deriva esclusivamente dal nostro comportamento. Siamo noi stessi la prima fonte di danni all’ambiente in cui viviamo, tramite i rifiuti che produciamo. La tutela dell’ambiente ci riguarda in maniera diretta: tutelando l’ambiente che tuteliamo noi stessi.

Ulteriori benefici

Esistono inoltre una serie di benefici immediatamente percepibili legati ad uno stile di vita in linea con la tutela dell’ambiente.

Il Lato Economico. Allontanandosi da una concezione consumistica della vita, per cui i guadagni vengono spesi per cose veramente utili, il risparmio è verificabile da subito. Fare la spesa al mercato al posto che nei centri di grande distribuzione ci permette di risparmiare e di poter impiegare i risparmi in attività più gradite. Lo stesso vale per l’acquisto di vestiario di seconda mano ed altre spese.

La Salute. Evitando le produzioni della grande distribuzione, piene di agenti chimici, additivi e conservanti, la nostra salute sarà la prima giovarne. Anche scegliere mezzi di trasporto come la bicicletta al posto dell’automobile ci consente di svolgere una costante attività fisica nel rispetto dell’ambiente.

Insomma: cambiando stile di vita, c’è solo da guadagnare.

Può spaventare l’idea di mettersi in gioco fino a questo punto ed è impensabile farlo da un giorno all’altro. Si tratta di piccoli passi da compiere un giorno alla volta, nella consapevolezza che ognuno fa la differenza.