“Inquinamento” è una parola che racchiude in sé numerose (e preoccupanti) realtà: l’inquinamento dei mari che deriva dall’irresponsabilità dei comportamenti umani per cui grande parte degli scarti, soprattutto di origine plastica, viene dispersa. L’inquinamento del suolo, derivante dal non corretto smaltimento dei rifiuti. L’inquinamento atmosferico, le cui cause spaziano dall’industria prima di tutto, allo smaltimento dei rifiuti a mezzo inceneritori ad una lunga serie di comportamenti umani che sarebbero troppi da elencare in questa sede. La necessità di attivarsi e contribuire alla riduzione di questa piaga, che noi stessi abbiamo creato, è impellente adesso più che mai.

Quando ho conosciuto Mariasole e Virginia, co-fondatrici di Worldrise, sono stata immensamente colpita dalla tenacia e dalla creatività che due semplici donne potevano racchiudere. Ci siamo incontrate in primavera in un bar di Milano: quando la cameriera ci ha cortesemente domandato se desiderassimo dell’acqua, ci siamo guardate negli occhi – non conoscendoci ancora – ma è bastato un istante a capire che eravamo sulla stessa linea: “tre bicchieri del rubinetto grazie, niente bottigliette di plastica“.
Conoscendo l’associazione Worldrise ed i progetti che porta avanti, ma soprattutto conoscendo le persone che si celano dietro queste iniziative, la mia stima nei loro confronti è cresciuta e continua a crescere in maniera costante.

A Milano, così come in altre città italiane, Worldrise porta avanti la campagna “No Plastic, More Fun”, coinvolgendo i locali della movida nel “convertirsi” a politiche eco-friendly ed eliminare la plastica monouso dalle proprie serate per una movida più sostenibile possibile.
Il successo è stato notevole: un grande numero di locali hanno aderito scegliendo di apportare un contributo attivo alla tutela dell’ambiente, sul sito www.worldrise.org potrete trovarne una mappatura.

“Hunting Pollution” – Roma 2018

Testimonial del progetto “No Plastic, More Fun” sarà un enorme MURALES MANGIASMOG, che l’artista Federico Massa, in arte Iena Cruz, sta regalando a Milano. Risale al 2018 il primo murales antismog in Italia, sempre ad opera dello stesso artista: a Roma realizza il “Hunting Pollution” in collaborazione con l’associazione no profit Yourban2030 battendo addirittura il primato come il murales eco-friendly più grande d’Europa.

Iena Cruz all’opera
Fotografia: Emiliano Rubinacci

A Milano trenta palazzi hanno offerto la loro facciata per ospitare il progetto, il “vincitore” si trova a Lambrate. Questo sarà il primo murales mangia-smog a Milano, in vista di successive opere d’arte che, oltre al lato artistico, presentano anche l’utilità di assorbire l’anidride carbonica. Il progetto dunque unisce arte e sostenibilità, sensibilizzando allo stesso tempo l’osservatore al tema dell’inquinamento.
Ricordiamoci che secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ogni anno si registrano globalmente 3 milioni di morti premature provocate da scarsa qualità dell’aria. Questi grandi numeri dovrebbero quantomeno allarmarci sulla gravità di un problema che talvolta sembriamo non percepire.

Come è mai possibile che una vernice stesa su un muro possa assorbire lo smog?

Questa questione mi attanagliava, non capivo come fosse, di fatto, possibile assorbire dello smog con una “semplice” pittura. Approfondendo l’argomento, ho scoperto che questa pittura è tutt’altro che semplice: l’iniziativa è italiana ed è stata sviluppata per la prima volta una decina di anni fa. Da quel momento sono state necessarie sperimentazioni volte a implementare il progetto e consentirne il lancio ufficiale.
Questa vernice si chiama Airlite, è 100% naturale ed è in grado di assorbire gli agenti inquinanti presenti nell’aria, purificandola.

Ecco come funziona: è una vernice in polvere alla quale si aggiunge una soluzione liquida contenente biossido di titanio. Questa sostanza si attiva quando viene a contatto con la luce, naturale o artificiale che sia, trasformando così gli agenti inquinanti in molecole di sale. Airlite ha effetto, in particolare, su gas pericolosi come gli ossidi di azoto (NOx) e di zolfo (SOx), ma non solo. E’ efficace altresì sul 99,9 % di batteri presenti sulla superficie, tramite la doppia azione dell’ossidazione superficiale e dall’elevata alcalinità della superficie, che combinate  impediscono ai batteri di sopravvivere. Come se non bastasse, Airlite respinge polvere e sporco decomponendo le sostanze oleose depositate sulla superficie e impedendo alle polveri e alla sabbia di aderire alla parete. Infine è anche un alleato per la riduzione dei consumi da raffrescamento, in quanto riflette la maggior parte delle radiazioni solari infrarossi, limitando il passaggio di calore: questo si traduce in ambienti più freschi in estate con un risparmio di elettricità per il condizionamento tra il 15 ed il 50%!
In sostanza questa pittura è in grado di trasformare le pareti su cui viene applicata in veri e propri depuratori naturali.

Alcune considerazioni

Insomma: una vernice che si può considerare alla stregua del “miracoloso”. E allora perché non dipingere tutti i palazzi di ogni città del mondo con questa vernice? Per un motivo molto banale, ovvero i costi che al momento sono ancora molto alti. Quello che possiamo auspicarci è che l’utilizzo di questo tipo di vernici in grado di depurare l’aria, diventi economicamente più accessibile quanto prima di modo da essere alla portata di una fetta di utenza più ampia.

Vero è che – purtroppo – per quanto magnifica sia questa nanotecnologia, i problemi andrebbero sempre risolti in radice: anche qualora dipingessimo tutti i palazzi di tutte le città del mondo con questa vernice che assorbe i gas nocivi, ma il nostro atteggiamento nei confronti dell’ambiente e della sua tutela continuasse ad essere immutato ed irresponsabile così come è oggi, anche iniziative meravigliose come questa, rischierebbero di perdere il loro valore.

I progetti per la tutela dell’ambiente sono fondamentali e necessari in questo momento storico più che mai: ma ricordiamoci sempre che da soli non bastano e l’obbiettivo è quello di risvegliare le coscienze.
L’atteggiamento di tutti noi consociati nei confronti dell’ambiente dovrebbe diventare più responsabile, altrimenti anche la più lodevole delle iniziative ambientali perderebbe la sua ragion d’essere. Riflettiamo sulle nostre abitudini.

Fotografia in copertina: Emiliano Rubinacci

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