Non è un segreto che l’industria della moda sia tra quelle più inquinanti del pianeta. D’altro canto i bassi costi per il consumatore sono molto più allettanti di quelli dei capi prodotti in maniera etica e nel rispetto dei lavoratori e della tutela dell’ambiente. Moda, etica e sostenibilità: quale può essere, dunque, un ragionevole compromesso?

L’impatto ambientale della fast fashion

E’ sufficiente un po’ di ragionevolezza. Prendiamo, ad esempio, un capo di abbigliamento qualunque: una maglietta venduta a Milano per 4,00 € con un’etichetta “Made in Pakistan”. All’interno dei 4,00 € rientrano: i costi di produzione (comprensivi di stabilimento, manodopera, estrazione risorse…), i costi di trasporto, i costi di vendita (negozio, stipendio, etc…).
Se 4,00 € riescono a coprire tutti questi costi, qualcosa non torna.
Con dei costi così bassi è probabile che le materie utilizzate non siano state estratte nel rispetto dell’ambiente, che i materiali siano scadenti e inquinanti, che le politiche sociali e lavorative non siano rispettose dei diritti della persona (salari bassi, sfruttamento di manovalanza minorile).
Se parliamo di moda etica e sostenibilità: quel costo così basso e allettante dovrebbe farci riflettere. Per costi così bassi, l’altra faccia della medaglia sono costi sociali e ambientali troppo alti e non più sostenibili.

Attenzione all’etichetta che inganna

Bisogna fare attenzione: molte aziende cavalcando l’onda green, imbrogliano l’utenza. Mi è capitato la scorsa settimana di trovare – in una catena di fast fashion – un meraviglioso cappotto con un cartoncino attaccato e la scritta “SUSTAINABLE WOOL”. Il primo pensiero è stato che l’azienda stesse cercando di lavarsi la coscienza: un capo sostenibile venduto certo non riequilibra karmicamente le migliaia di capi non-sostenibili prodotti e venduti.
Poi mi sono rimproverata: è sempre un’inizio, ho pensato. Da qualche parte si dovrà pur partire.

Mi sono avvicinata all’etichetta, con la scritta “sustainable wool” e il disegno di due pecore felici che mi fissavano. Ho cercato l’etichetta interna, quella su cui sono indicati i dettagli del capo. MADE IN BANGLADESH è la prima scritta che mi si è palesata davanti. Subito sotto il cartello che indicava 60% lana, 30% acrilico, 10 % poliestere. Interno 100% poliestere. Per la modica cifra di € 145,00.

Mi sono proprio arrabbiata: questo significa prendere i consumatori per fessi e pensare di poterli imbrogliare con la scritta “sustainable” su un cartoncino esterno.

Il problema è che l’utente medio, pensando con le migliori intenzioni di comportarsi in maniera attenta all’ambiente nell’acquistare un capo su cui c’è scritto SUSTAINABLE WOOL, in realtà non fa altro che alimentare la stessa fast fashion che cerca di evitare. FATE ATTENZIONE, non limitatevi alla pubblicità ma LEGGETE SEMPRE L’ETICHETTA CON ATTENZIONE.

Moda etica e sostenibilità: riuso ed estetica

Uscire dal circolo del consumo compulsivo è un atteggiamento sano, sia per l’ambiente che per il benessere della persona. Svincolandosi dai meccanismi legati al consumismo compulsivo, si riacquista indipendenza ed autonomia di scelta. Così, anche la ricerca di un capo diventa una genuina indagine su cosa desideriamo realmente, non più la trappola che ci fa cadere in consumi compulsivi e irragionevoli.

Se da un lato l’occhio desidera la sua parte, è importante ricercare capi di qualità. Durano più a lungo e sono spesso più belli. Per questioni di costi e di etica, non volendo produrre rifiuti ho deciso di acquistare principalmente capi già esistenti e non di nuova produzione: così mi sono avvicinata al vintage e alla seconda mano

La passione di Cecilia e la nascita di Maert.ens

Non è sempre facile trovare negozi vintage e seconda mano di qualità: è molto facile perdersi nel mare magnum di internet. Tra le mie ricerche ho scovato – e avuto il piacere di conoscere – Cecilia Cottafavi e il suo meraviglioso progetto Maert.ens

“Mi sono sempre piaciute le cose vecchie”: così ha esordito Cecilia al nostro primo incontro. E’ una giovane studentessa di archeologia, spinta da valori che condivido e con la passione per la moda vintage, ha ideato un progetto unico nel suo genere. Ha raggruppato tutti i negozi vintage e di seconda mano presenti sul territorio che è andata a conoscere e sperimentare in prima persona, uno ad uno, e dunque recensire.

La meraviglia di questo progetto è quella di offrire all’utente una vasta gamma di scelta di negozi che restituiscono vita a beni belli, di qualità e in buono stato, uscendo dai meccanismi compulsivi della grande distribuzione.
Uno dei valori aggiunti del vintage (oltre a buona qualità e bassi prezzi) è la possibilità di trovare capi che soddisfino i propri desideri, risaltando il gusto personale e le peculiarità degli individui (che a furia di abbigliarsi con capi non sostenibili della grande produzione, sembrano fatti con lo stampino).

E’ un progetto meraviglioso ed unico nel suo genere. Consiglio a tutti di andare a curiosare sul suo blog e di seguirla su instagram (@maert.ens) per rimanere aggiornati sulle nuove scoperte.

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