A proposito di acqua: gran parte dell’inquinamento da rifiuti plastici deriva dall’acquisto di bottigliette di plastica monouso in cui l’acqua viene venduta. Negli ultimi mesi ho indagato alcune alternative alla produzione di rifiuti plastici derivanti dalle bottigliette, di seguito riporto quanto emerso.

L’acqua è un bene pubblico

Ogni individuo dovrebbe avere accesso alle risorse idriche del pianeta in quanto l’acqua è un bene pubblico. Di fatto sappiamo che non è così. In vaste aree del mondo l’acqua è un bene molto più prezioso di quanto noi siamo in grado di comprendere, avendo a disposizione dei lavandini dai quali ottenerla solo girando una manopola.

Siamo abituati a considerare acqua potabile generalmente quella che viene venduta in bottiglie di plastica dalla grande distribuzione. E’ noto che il riciclo della plastica non è una risposta adeguata al problema. Grosse campagne di marketing da chi vende acqua in bottiglia ci spingono a preferire l’acquisto in bottiglia rispetto ad altre opzioni. In realtà – salvo zone con peculiari criticità – la nostra acqua è generalmente buona come meglio spiegato di seguito.

Prima di addentrarmi nell’argomento, consiglio la visione di questo breve video molto esaustivo sull’argomento.

Alternative all’acquisto di bottiglie di acqua

L’acqua del Sindaco

Può essere più o meno calcarea o presentare più o meno percentuali di cloro, ma è un bene pubblico a disposizione dei cittadini.

L’acqua che esce dai nostri lavandini è buona e potabile. Spesso i comuni mettono a disposizione siti sui quali verificare la qualità dell’acqua nella propria zona: un esempio per chi vive a Milano è il sito Milano Blu (in foto).

QUALITA’ dell’ ACQUA – in basso a sinistra
Filtri per l’acqua

Talvolta nell’acqua del rubinetto possono essere presenti tracce di sostanze che non andrebbero assunte in quantità eccessive (ad esempio l’eccesso di cloro necessario a renderla potabile o metalli pesanti). Nota importante: questi filtri si applicano ad acqua già potabile. Non servono per rendere “potabile” acqua che non è potabile in origine.

Ho cercato a lungo e alla fine ho trovato un filtro adatto, prodotto da Aquasan: ha un costo ragionevole (30€ circa) e il filtro interno cambiato ogni tre mesi (ila ricarica costa circa 10€). Sin da subito ho notato che l’acqua ha un sapore più leggero e per me si è rivelata la soluzione ideale sia per la qualità dell’acqua che per l’ambiente.

Ho avuto un dubbio, che la stessa azienda è stata in grado di sciogliere: il filtro, una volta utilizzato, va smaltito nel secco. Ho contattato l’azienda per approfondire. Letizia Landrini, amministratore dell’azienda, mi ha pazientemente spiegato che il filtro interno è fibra di cocco quindi teoricamente sarebbe smaltibile nell’organico. Tuttavia, raccogliendo sostanze di scarto, smaltendolo nell’organico andrebbe a disperdere le sostanze intrappolate nel terreno. Mi è parsa dunque una scelta ragionevole lo smaltimento nel secco. Letizia mi ha anticipato, inoltre, che l’azienda si sta già adoperando con diversi studi per rendere sempre più ecosostenibile anche questa parte del prodotto.

La realtà dietro Aquasan
Letizia e i ragazzi della Cooperativa La Speranza di Villasanta

Sono spesso diffidente verso le aziende, eppure conoscendo la realtà che si cela dietro questo prodotto mi sono ricreduta (ci tengo a sottolineare che questa non è una pubblicità, ma un’opinione personale e genuina). Aquasan da sempre è impegnata nel sociale: ha lavorato a lungo con il reparto femminile del Carcere di Monza e ad oggi lavora con la Cooperativa La Speranza di Villasanta, che accoglie persone con disabilità, iniziandoli al lavoro per inserirli gradualmente nel tessuto sociale in maniera adeguata.

Conoscere i valori delle persone che si celano dietro ad una azienda e la dirigono, da un punto di vista ambientale e sociale, è stata la conferma che il prodotto che ho scelto di utilizzare è una valida alternativa al consumo di plastica.

Un aspetto fondamentale di un approccio sostenibile ai consumi, a mio avviso, è quello di conoscere la realtà che si cela dietro un’azienda. La sostenibilità sociale, ambientale ed economica sono infatti connesse ed interdipendenti e non può esistere una senza le altre.

Vuoto a rendere o refill

Altra soluzione ottimale, per i meno pigri, è quella del vuoto a rendere oppure del refill. Esiste la possibilità di acquistare bottiglie in vetro da restituire alla casa produttrice al termine dell’utilizzo ed ottenerne di nuove senza il sovrapprezzo della nuova confezione, già pagato a fronte del primo acquisto.

In alternativa è possibile riempire personalmente, presso postazioni dedicate, le proprie bottiglie di acqua. Questo servizio è offerto sia dai Comuni che predispongono stazioni ad hoc per cui inserendo il proprio codice fiscale si ottiene l’erogazione di acqua, sia presso alcuni supermercati (NaturaSì è uno di quelli che offre questo servizio) dove è possibile recarsi con le proprie bottiglie di vetro da riempire, pagando solo il costo del prodotto e non anche della confezione.

Fontanelle

Questa è una app che ho scoperto la scorsa estate: ho sempre con me una borraccia (buona abitudine che dovremmo assumere tutti) che però, soprattutto in vacanza, necessita di essere riempita. La app “fontanelle” permette di geolocalizzare tutte le fontane pubbliche di acqua potabile presenti sul territorio oltre alla possibilità di segnalarne di nuove, qualora non dovessero ancora figurare sulla piattaforma. Uno strumento utilissimo per evitare di fermarsi continuamente ad acquistare bottigliette in plastica, soprattutto durante le vacanze e le gite turistiche.

In conclusione

Insomma: le alternative all’acquisto di bottigliette di plastica esistono e sono fruibili da tutti. Non sono gesti eccessivamente impegnativi e anche la persona più pigra, con semplicità, può essere in grado di modificare le proprie abitudini in maniera sostenibile. Il cambiamento parte da ognuno di noi ed in questo momento storico più che mai è necessario che ogni individuo si adoperi in maniera consapevole per ridurre il proprio impatto.

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