In Brasile – come purtroppo in molti altri luoghi della terra – la mano dell’uomo, nel tempo, ha distrutto gran parte dell’ecosistema naturale. Salgado, fotografo brasiliano ed ambientalista, assieme alla moglie Lélia Deluiz Wanick, con tenacia, costanza e determinazione, ha speso vent’anni per raggiungere l’obbiettivo di piantare 4 milioni di alberi dove ormai l’ecosistema era stato raso al suolo per mano dell’uomo. Un’impresa a dir poco epica.

Il progetto di ri-forestazione

Sebastião Salgado è un fotografo di fama mondiale che, per lavoro, ha girato tutto il mondo. Durante uno di questi viaggi, nello specifico quello in Rwanda, quando era in corso il noto e drammatico genocidio, il fotografo si ammala e si vede costretto a tornare a casa.

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Salgado e la moglie Léila

Così, nel 1998 Salgado torna in Brasile: quel che trova è un ambiente completamente devastato, ben lontano da quello che lui ricordava. Migliaia di alberi rimossi, tagliati o sradicati, la terra erosa e l’acqua piovana che distrugge il terreno in assenza delle radici degli alberi che la trattengano: quello che era un paradiso naturale si trovava ormai irrecuperabilmente distrutto e della foresta pluviale, che pochi decenni prima occupava più della metà di quel territorio, restava solo lo 0,5%. La moglie, dunque, gli suggerisce l’idea di ripiantare tutto: che follia. E invece, con l’aiuto di molte persone nella raccolta di fondi, hanno restituito vita, nell’arco di 20 anni, a ben 17.000 ettari di foresta piantando più di 2 milioni di alberi di oltre 290 specie differenti.

E’ così nata l’organizzazione ambientale, senza scopo di lucro e non governativa l’Instituto Terra per la tutela di un’area della terra che per lungo tempo ha subito arbitrariamente ed in maniera irresponsabile deforestazioni e di sfruttamento di materie prime, senza dare la possibilità all’ecosistema di ricrearsi man mano. E per questo motivo le popolazioni locali hanno risentito duramente sulla propria pelle delle conseguenze di questo abuso.

Quello di Salgado è una forte risposta al problema della deforestazione e dei cambiamenti climatici e fonte di grande ispirazione: tramite questa iniziativa sono stati recuperati oltre 1.500 ettari di foresta pluviale. Gli alberi piantati nel sud-est del paese, più precisamente nello stato del Minas Gerais “Fazenda Bulcão” ad Aimorés – della famiglia Salgado – fanno parte di una riserva Naturale del Patrimonio (Pnhr).
L’evoluzione del progetto ha inoltre comportato lo sviluppo di un CENTRO PER L’EDUCAZIONE ED IL RESTAURO AMBIENTALE(CERA) che ha lo scopo di sensibilizzare gli individui all’urgenza di un approccio ecosostenibile come unica via per salvare il pianeta.

“Bisogna tornare al pianeta, in primo luogo dobbiamo farlo noi spiritualmente. Bisogna rispettarlo, fare qualcosa per proteggerlo, la terra, gli oceani. Io fotografo, io pianto alberi, faccio le cose che ritengo vadano fatte. Ma bisogna che lo facciano le persone, gli stati, le grandi aziende: perché bisogna amare la natura, l’acqua, la nostra terra per ripartire” spiega Salgado.

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Salgado ha deciso di raccontare in un libro dal titolo “Dalla mia terra alla terra”,. Inoltre, Wim Wenders ha dedicato a Salgado ed al suo amore per il pianeta un bellissimo documentario dal titol “Il sale della terra” .

Questo il trailer:

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