“Ogni nostra azione ha un impatto sul pianeta, sta a noi scegliere di lasciare un’impronta il più leggera possibile” : questa è la frase che si legge sul sito di Feeling Felt, che inquadra subito l’azienda e i suoi valori. E’ possibile fare business in maniera sostenibile e tutelando l’ambiente? Si, e Feeling Felt ne è un meraviglioso esempio.

Come nasce Feeling Felt?

Feeling Felt – racconta Barbara, cofondatrice – nasce da un viaggio in Salento nel 2018, dove ci siamo rese conto che la plastica in mare era molto più diffusa di quello che si pensasse. Questo ci ha colpito, generando in noi l’esigenza di fare la nostra parte per cambiare le cose. Nel viaggio di ritorno abbiamo ideato il progetto che si sarebbe poi trasformato nel nostro brand.
Ci siamo messi così a studiare e progettare uno zaino che fosse costituito da materiali provenienti da plastica riciclata. Dopo circa un anno avevamo realizzato il prototipo e creato la Urban Collection, che abbiamo lanciato a metà del 2019 con una campagna kickstarter. Il successo della campagna di crowdfunding ha decretato la nascita ufficiale di Feeling Felt”.

Il progetto è nato da Barbara, Francesca e Riccardo, che in perfetta armonia hanno in maniera sinergica per dare vita a questo progetto in un’ottica del tutto circolare dell’economia.

Barbara è la componente creativa del team, dopo una carriera decennale come art director in agenzie pubblicitarie ha deciso di lasciare il mondo dell’advertising per inseguire la sua passione e dare vita a Feeling Felt di cui oggi è Creative Director.

Francesca è invece l’anima razionale, che gestisce e coordina l’azienda. Dopo la laurea in ingegneria ha lavorato come Project Manager e Consulente Strategico in aziende internazionali di consulenza IT. Oggi è CEO dell’azienda. 

Riccardo è il cuore tech di Feeling Felt. Studia Ingegneria Informatica ed è responsabile degli aspetti più tecnici, in particolar modo della stampa 3D con cui creiamo le rifiniture di tutti i nostri prodotti.

I valori dell’azienda

La filosofia di Feeling Felt, nasce già nel nome: è un termine che deriva dalla psicologia e significa entrare in empatia con chi è diverso da te in modo incondizionato

“L’empatia è la base del nostro brand – prosegue Barbara – che si impegna a operare responsabilmente non solo a livello ambientale ma anche sociale, nel rispetto dell’ambiente, degli animali e delle persone. Promuovendo l’inclusione e il rispetto per l’identità di ciascuno.”

Da questo concetto scaturiscono i valori fondanti dell’azienda: Sostenibilità, Qualità, Trasparenza ed Etica.

“Abbiamo scelto di operare nel rispetto dell’ambiente perché, a nostro modo di vedere, è l’unica opzione che dovrebbe esistere. Le azioni dell’uomo stanno distruggendo ogni altra forma vivente e portando alla nostra stessa autodistruzione, crediamo che sia un dovere fare tutto quello che è in nostro potere per poter cambiare le cose e migliorare il nostro futuro” conclude Barbara.

La filiera produttiva di Feeling Felt

Creato il design di un nuovo prodotto, parte lo studio dei materiali che verranno utilizzati, ricercando il giusto equilibrio tra etica ed estetica.

Nell’ottica di una produzione sostenibile, Feeling Felt cerca di mantenere la filiera il più corta possibile. Ricerchiamo i materiali inizialmente in Italia, nel caso non ci fosse un’alternativa valida ci rivolgiamo poi all’estero. 

Il feltro proveniente dal riciclo di bottiglie di plastica, la similpelle vegan, il sughero e il cotone rigenerato sono prodotti in Italia, unica eccezione è Piñatex, materiale brevettato proveniente dagli scarti d’ananas prodotto tra le Filippine e la Spagna.

Acquistate le materie prime, si passa alla fase del confezionamento con le stampe in 3D le rifiniture. Infine si impacchettano i prodotti finiti: il packaging è costituito da scatole in cartone riciclato e sacchetti compostabili in amido di mais.

L’ulteriore impegno per l’ambiente

Feeling Felt, inoltre, collabora con associazioni di tuela ambientale come Legambiente, sia partecipando alle iniziative proposte sul territorio, come ad esempio “Puliamo il mondo”, sia con progetti ad hoc, con la realizzazione di mascherine lavabili da scampoli di tessuto provenienti da scarti di produzione, per tutti gli hub del progetto ECCO.

Hanno poi creato campagne per sostenere altri enti benefici come per esempio la protezione civile, il WWF e One Tree Planted.

E l’intento è quello di continuare a sostenere e a collaborare in progetti a tutela dell’ambiente e dei diritti civili poiché il team lo ritiene parte integrante dell’attività e soprattutto della mission del brand.

Questo è un altro meraviglioso esempio di come poter fare del business in maniera sostenibile e tutelando l’ambiente, offrendo al contempo un prodotto di alta qualità e creato in un’ottica del tutto circolare dell’economia dove lo scarto torna ad essere una nuova risorsa.

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