Il turismo sostenibile è un argomento molto vasto che tocca molteplici aspetti del viaggio: dal rispetto delle risorse locali alla scelta di investire su cibi e prodotti del luogo per sostenere l’economia locale, passando dai trasporti fino al rapporto con la fauna del luogo. Ed è proprio su questo ultimo punto che verte l’intervista a Chiara Grasso, etologa e fondatrice dell’associazione Eticoscienza.

Chiara Grasso, classe 1992, torinese è etologa e più precisamente si può definire pioniera dell’Etologia Etica® in Italia e fondatrice e presidente dell’Associazione di divulgazione naturalistica ETICOSCIENZA®. 
Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche si è specializzata nel corso di laurea magistrale di Evoluzione del Comportamento Animale e dell’Uomo (Etologia) presso l’Università di Torino. 

Chiara si occupa di educazione ambientale, divulgazione, ricerca scientifica nella zoo-antropologia – ovvero il delicato rapporto Uomo e altri animali). E’ inoltre guida ambientale in Piemonte e guida Safari in Africa e si occupa di consulenza scientifica per viaggi ambientali etici – ovvero: “come essere viaggiatori sostenibili, senza sfruttare animali, persone e natura”

Un approfondimento del tema si può trovare in una sua TEDx Talk a Rovigo con un intervento dal titolo “quello che non vi dicono sul turismo con gli animali”.

Il rapporto dell’uomo con gli animali selvatici

A quanti è capitato di fare un viaggio nel sud est asiatico o in africa e ritrovarsi in qualche santuario a scattare foto con cuccioli di tigre o a cavallo di un elefante o nuotare coi delfini, nella totale inconsapevolezza di quanto irresponsabile fosse questo gesto?

Chiara, tra le altre cose, si occupa di smascherare tutte quelle realtà che, presentandosi come “santuari che salvano animali dalla furia dei bracconieri”, in realtà altro non sono che macchine da soldi che strappando cuccioli alle loro madri e all’habitat naturale, lucrano su queste vite. 

La missione di Chiara è quella di educare le persone ad un rapporto sano con gli animali selvatici, sia in viaggio che nella vita quotidiana. Un’educazione al rispetto del limite che dovrebbe esserci tra l’uomo e le specie selvatiche, portando a testimonianza le proprie esperienze e gli studi scientifici, con l’intento di contribuire a sollevare consapevolezza su questo tema e rendere questo mondo un posto migliore. 

Cos’è il turismo sostenibile

E’ un argomento complesso che tocca molti aspetti del viaggio. Uno di questi è proprio il rapporto con la fauna locale selvatica.

Esistono ad oggi attività turistiche che apportano reale beneficio all’animale, alle popolazioni e alla conservazione delle specie. In molti Paesi, per esempio, viene richiesto il pagamento di un ticket per l’ingresso nei Parchi Naturali. Con il ricavato si fa fronte alle spese di mantenimento e di gestione delle squadre antibracconaggio, ai progetti di ricerca e conservazione delle specie a rischio e alla promozione delle attività di educazione ambientale per le popolazioni locali a costo zero.

Nuovi studi scientifici hanno dimostrato l’effetto positivo dell’ecoturismo sulla fauna selvatica e sulle popolazioni locali. Questo tipo di turismo ha migliorato lo stato di conservazione di diverse specie a rischio d’estinzione (ad esempio per i pinguini africani e per molte specie di grandi mammiferi). 

Per fortuna, questa tipologia di turismo è in crescita e sempre più persone scelgono viaggi etici dall’impatto sull’ambiente più basso possibile. 

I 10 pilastri del turismo sostenibile di Eticoscienza

1. Rispetto del mondo animale

Visitare santuari o riserve naturali in cui non sia previsto alcun tipo di interazione tra turisti e animali selvatici, né recuperati, né nati in cattività. E’ preferibile il valore aggiunto dei santuari in cui sia possibile effettuare esperienze di volontariato per i turisti all’interno della struttura.

2. Rispetto delle culture locali:

I percorsi e le visite a città, paesi e villaggi devono differenziarsi dal turismo di massa privilegiando focus su tipiche attività e luoghi in cui non sia prevista alcuna banalizzazione o spettacolarizzazione delle popolazioni. Evitiamo quindi, per esempio, di fotografare gli abitanti senza il loro consenso e di partecipare a tour in cui vengono strumentalizzate le culture locali per mere ragioni di business. Come ad esempio lo “spettacolo” delle donne giraffa in Birmania.

3. Rispetto per l’ambiente e la società locale

Da evitare grandi compagnie di hotel e ristoranti, preferendo piccoli alberghi, locande, bed and breakfast e case di famiglie del luogo. Da privilegiare strutture meno invasive possibile e che impieghino lavoratori locali, con un adeguato trattamento umano ed economico.

4. Privilegiare prodotti e cucina locale

Sostenere e preferire cibo sostenibile e locale che rispetti le varie diete differenti. Meglio evitare cibo proveniente da allevamenti intensivi ed esotico.

5. Ridurre al minimo l’impatto ambientale

Pensiamo, ad esempio, al consumo di suolo per la costruzione di impianti sportivi, alla deturpazione del paesaggio o al dispendio energetico per il funzionamento di alcune infrastrutture durante i mesi invernali. Molte attività, che ai nostri occhi sembrano innocue e divertenti, in realtà hanno un’impronta negativa sul nostro pianeta.

6. Preferire mezzi di trasporto sostenibili:

Ridurre al minimo indispensabile l’uso di aerei e automobili, preferendo sul luogo biciclette, auto elettriche, bus, car sharing, treni.

7. Approccio etologico etico

Effettuando safari e camminate in Natura per scoprire fauna e flora, con guide locali che non alterino gli ecosistemi e l’etologia degli animali (per esempio, non cercare di attirare un animale notturno di giorno, non avvicinare animali con cibo, non disturbare con rumori e macchinari).

8. Partecipazione alla conservazione e alla salvaguardia del territorio

Promuovendo le attività in cui ci sia un contributo dei turisti, diretto o indiretto, a programmi di conservazione e/o ricerca sugli animali e la Natura o di beneficenza alle popolazioni locali. In Italia, ad esempio, esistono diversi progetti di citizen science: si tratta di iniziative interessanti ove i cittadini possono vestire i panni di “scienziati per un giorno” e dare un contributo concreto. All’estero, invece, il pagamento del biglietto d’ingresso per effettuare un’escursione all’interno di un Parco naturale porta benefici diretti alle specie protette, all’ambiente, alla ricerca, all’antibracconaggio e anche, con il sostegno dell’economia locale, al sostentamento degli abitanti del posto.

9. Favorire progetti educativi e di sensibilizzazione che promuovano il volontariato organizzato da associazioni locali.

Esistono tante possibilità tramite organizzazioni ambientaliste e umanitarie di dare il proprio contributo a sostegno dei bambini orfani, malati o delle persone in difficoltà. L’educazione è lo strumento migliore per la conservazione.

10. Promuovere il commercio locale ed equosolidale

Favorire l’acquisto di prodotti, attività e cibo che condannino lo sfruttamento delle popolazioni, dei minori e che anzi, usino il ricavato per campagne sociali.

TURISMO NON SOSTENIBILE

Durante i viaggi, soprattutto in posti esotici e tropicali, capita spesso di avere l’opportunità di interagire direttamente con gli animali selvatici tenuti in cattività. Leoni scimmie, iguane, pappagalli…

Uno dei casi più noti è quello dei cuccioli di felini che vengono fatti accarezzare in strutture turistiche (falsi santuari) e poi, appena cresciuti vengono dati in pasto come oggetti a riserve private in cui altri turisti sono lì per ucciderli e portarli a casa come trofei

La World Animal Protection da anni denuncia il “SELFIE TOURISM” e sottolinea come questo tipo di turismo sia insostenibile sia in termini di benessere animale che in ambito conservazionistico.

Il  Department of Agriculture,Foresty & Fisheries  ha dichiarato l’ufficialità di 297 allevamenti di leoni sul territorio Sudafricano. 8000 leoni vivono in cattività, solo in Sudafrica, per il terribile business dei falsi santuari. Questi leoni vengono fatti nascere, vengono allevati, vengono abituati all’uomo, vengono spacciati per orfani e fatti allattare da turisti e volontari che spendono migliaia di dollari per poterli coccolare. 

Una volta giovani, dal biberon, si passa alle camminate: ecco il business dei finti santuari che promuovono i “lion walk”, camminate con i leoni per ingenui turisti che credono che questo serva all’animale, forse dimenticandosi della vera Natura del leone e lasciandosi ammaliare da racconti che però, niente hanno a che vedere con la conservazione. Le leonesse vengono usate per la riproduzione e poi quando non servono più, insieme agli individui maschi, vengono portati nelle riserve private. E qui il cerchio si chiude: ricchi turisti da tutto il mondo arrivano e pagano per uccidere i leoni e portarsi a casa i trofei. Questa caccia è conosciuta con il nome di “Canned Hunt”: dal biberon al fucile. 

Si usa il termine falso santuario” per indicare tutte quelle strutture che si “vendono” alle persone per quello che non sonoQuesti falsi santuari, tra Africa, Thailandia, Sudamerica e USA sono ancora purtroppo molto frequenti e la possibilità che i turisti vengano frodati è sempre alta. Per questo bisogna fare attenzione e avere senso critico. Sempre più turisti in tutto il mondo, stanno prendendo coscienza di cosa si cela dietro questo tipo di turismo, ma come possiamo immaginare, le possibilità di prendere parte a questo tipo di attività sono tantissime e proprio per questo è importante partire consapevoli e preparati, sia da turisti che da volontari, cercando di selezionare le strutture più etiche e serie a cui donare tempo, energie e soldi.  

Spesso i centri turistici utilizzano gli animali semplicemente per il loro business, senza preoccuparsi realmente per la conservazione delle specie e per il benessere del singolo individuo recuperato (o peggio allevato solamente per scopi ricreativi).

Approcci “hands on”

Dobbiamo fare attenzione agli approcci “hands on” in cui ai turisti o ai volontari viene permessa l’interazione di qualsiasi tipo con gli animali selvatici (alimentazione, carezze, lavaggi, cavalcare, foto ecc…). Anche nel caso ci siano individui che abbiano bisogno di cure veterinarie quotidiane, queste non possono essere affidate a persone inesperte, turisti e volontari che saranno lì per poco tempo. 

Facciamo attenzione a non collaborare con una struttura che specula sulla pelle degli animali ospitati e che non si preoccupa abbastanza del loro benessere. Diffidiamo dalle strutture che ci permettono di toccare gli animali selvatici e/o che hanno molti cuccioli e piccoli: c’è evidentemente qualcosa che non va! Sebbene un animale non possa essere liberato in Natura, l’interazione con l’essere umano è un comportamento innaturale che non fa parte del suo repertorio comportamentale e che pertanto è considerato abuso. 

Imparare sbagliando: l’esperienza di Chiara

Le scimmie

Anche a Chiara è capitato, quando ancora era un’ingenua amante degli animali senza la consapevolezza grazie alla quale oggi è una professionista del settore, nel 2015. Presa dalla passione e dalla voglia di dare amore agli animali “in pericolo”, decisi di partire un mese per un progetto di volontariato con animali in Namibia con un’associazione di volontariato italiana. 

La destinazione era un “santuario” sponsorizzato ovunque in Namibia: anche i vip lo sostenevano e pubblicizzavano e nella mia ignoranza di allora credevo che questo volesse dire qualità. Ora so che spesso è l’esatto opposto. Per stare lì pagavo 400 $ a settimana. Per un mese alla fine avevo investito circa 2000 €. Eravamo una ventina di volontari e ognuno di noi aveva pagato quella cifra, o di più. Insomma, un business niente male. 

Le mansioni che ci avevano assegnato erano di pura manovalanza: pulire le gabbie di galline, facoceri e babbuini, preparare il cibo, costruire le staccionate, tagliare l’erba.  In cambio, ci veniva “regalata” l’esperienza di dormire con una scimmia a testa ogni notte, di poter essere spulciati durante le uscite con i babbuini e di camminare con i ghepardi. 

Per tutta la permanenza, Chiara ha avuto un Herpes virus labiale enorme e ben visibile. Bene, questo virus è asintomatico per l’essere umano ma può essere letale per le scimmie. Nessuno dei responsabili mi disse niente. Nessuno dei veterinari e dei coordinatori dei volontari mi disse che non avrei dovuto interagire né avvicinarmi a questi animali. Tornata a casa, dopo qualche mese scopre dai social che una delle scimmiette con cui aveva dormito era morta. Sarà stata colpa sua? Sarà stato il suo Herpes?  Queste domande ancora oggi la tormentano.

Nel santuario vi erano decine e decine di babbuini dentro gabbie minuscole, che si riforniva di cuccioli sempre nuovi, che reclutava volontari inesperti, veterinari incompetenti, che ancora oggi guadagna migliaia di dollari sulla pelle degli animali.

Una volta a settimana, ci facevamo spulciare durante il “grooming” da babbuini giovani, che venivano bastonati se cercavano di scappare. Un’attività estremamente pericolosa per noi e per loro, vista l’aggressività dei babbuini e l’inutilità di far fare grooming a volontari che non hanno nessun ruolo nel loro gruppo sociale, oltre al rischio di trasmissione di zoonosi (malattie)

I ghepardi

Parlando invece di ghepardi e del vero e proprio commercio che c’è dietro, Chiara ricorda il giorno in cui, in una riserva del santuario, il ranger scoprii che una femmina aveva partorito. Non ci pensò due volte a sedare la femmina e prendere i 3 cuccioli che aveva appena dato alla luce. Quello che dicevano era che la mamma non era in grado di prendersi cura dei piccoli e che non aveva latte perché era vecchia.


I cuccioli non vennero portati nel centro di recupero o dai veterinari, né in quarantena: bensì a casa della proprietaria del santuario. In camera sua. Non passò più di 1 giorno che iniziò la processione in casa di questa. Ogni volontario come me, poteva scattare delle “bellissime” foto stringendo a sé i poveri ghepardi appena nati (Io avevo ancora l’Herpes e di nuovo, nessuno mi disse nulla).

Un anno dopo, Chiara scopre che la mamma dei piccoli era in realtà giovanissima, sana e di latte ne aveva in abbondanza. Ma quello che interessava ai gestori del santuario era di potersi appropriare dei piccoli ghepardi, in modo da improntarli sull’Uomo, addomesticarli e renderli nuove mascotte per attirare turisti. Ora infatti questi sono i ghepardi che utilizzano per far passeggiare i turisti e che spacciano per “salvati e recuperati”. Ma no. Io li ho visti strappare letteralmente via dalla madre, quel mattino di marzo del 2015. 

Dopo tutti questi segnali e queste strane coincidenze, iniziai ad informarmi, a leggere blog, a leggere articoli scientifici, a parlare con professori, e guardare documentari e anche grazie agli approfondimenti all’Università ho potuto capire di cosa si trattava: ero stata vittima e carnefice di un turismo fatto sulla pelle di animali e di volontari e turisti ingenui. 

La situazione in Italia

Purtroppo lo sfruttamento degli animali selvatici per turismo è in tutto il mondo.

Solo in Brasile, secondo una recente indagine scientifica, il 75% delle attività turistiche prevede l’interazione con gli animali selvatici. Pensiamo poi in Asia dove tigri vengono sedate per i selfie e gli elefanti dapprima cavalcati ora vengono obbligati ad essere lavati dai turisti.

In Italia invece siamo più fortunati: da noi ci sono VERI centri di recupero (i CRAS/CRASE) in cui gli animali vengono salvati, riabilitati e rilasciati in Natura. Se questo non è possibile, vengono tenuti all’interno del centro ma l’interazione con l’essere umano è limitata al minimo e mai e poi mai gli animali interagiscono con i turisti. Anzi.

Le visite sono aperte solo in alcuni orari, in determinati giorni dell’anno, solo un tot di persone e categoricamente a distanza dagli animali. Cosa diversa sono le mostre faunistiche in cui purtroppo gli animali vengono spettacolizzati – spesso grandi felini – che interagiscono con i loro domatori e i tour avvengono proprio per far vedere questi animali a stretto contatto con i loro padroni che li esibiscono come fossero gattini.

Questi centri sono chiaramente da evitare: non c’è nessun progetto di conservazione e salvaguardia. Sono animali allevati e costretti ad una vita in gabbia a contatto con lUomo, solo per turismo ed egoismo.


L’amore per un animale selvatico non si dimostra con le carezze, ma con l’assenza di interazione. Si dimostra con il rispetto del limite, nel rispetto della loro biologia.

Consigli pratici per diventare turisti responsabili

Chiara ci ricorda l’importanza di far comprendere che il nostro impatto, anche il più piccolo, anche il minimo impatto, come un battito di farfalla ha effetti gravi e a lungo termine su popolazioni, natura e animali.

Quello che ci si deve sempre domandare per imparare a ragionare è: “Pensi che questo elefante sia felice di essere coccolato da te? Va bene. E pensi che se fosse un VERO elefante, in Natura, libero dal ricatto alimentare, libero dalla dipendenza dall’essere umano, se fosse un elefante normale, in Natura si farebbe coccolare da noi?”

Bisogna far comprendere quanto le nostre azioni spinte dall’egoismo di un minuto possono danneggiare la vita di creature innocenti: bambini sfruttati, animali abusati, donne utilizzate. L’unico modo per far tutto questo è raccontare, portare testimonianze, parlare, scrivere, aprire gli occhi su un mondo che da turisti non vogliamo vedere.

Quando viaggiamo spegniamo il cervello, vogliamo solo divertirci, rilassarci, non vogliamo pensare alla sofferenza, a cose pesanti e quindi facciamo errori. Educare prima di un viaggio è quindi fondamentale.

Chiara ha anche scritto un libro, assieme al suo compagno Christian Lenzi, per Edizioni Sonda che dovrebbe essere pubblicato entro l’anno che si intitola proprio: “Viaggiare Green nella Natura”: qui sarà possibile trovare approfondimenti dettagliati sull’argomento per imparare ad essere sempre più responsabili e contribuire ad un futuro più sostenibile anche nel turismo.

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