Il sistema economico esistente prevede che dalla produzione si passi al consumo il quale diventa rifiuto, in una linea retta, e ciò evidentemente non è più sostenibile. L’unico modo per tutelare il pianeta prima di arrivare seriamente ad un punto di non ritorno è la conversione ad una economia circolare per cui il rifiuto possa tornare materia prima e utilizzabile senza arrecare danno all’ambiente e all’uomo.

Quando “gettiamo via” qualcosa, nella nostra testa viene eliminato, punto. Ci domandiamo mai questo “via” dove sia? Via è un posto che non esiste: i rifiuti non scompaiono magicamente nell’etere ma finiscono da qualche parte e purtroppo la verità è che finiscono ad inquinare. Inquinano il terreno su cui crescono i generi alimentari di cui ci nutriamo, inquinano il mare e le sue specie delle quali ci cibiamo oppure vengono smaltiti a mezzo di inceneritori i quali, durante la combustione, producono gas tossici (tra cui tonnellate di CO2) responsabili del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, fonte di catastrofi naturali che si ripercuotono sul genere umano. Fondamentalmente ogni nostro rifiuto, torna indietro sotto altra forma (microplastiche, tossine, gas inquinanti).
Cosa significa? Significa che di fatto esiste una circolarità, ma ignorandola comportandoci come se l’economia fosse solo lineare, arrechiamo danno a noi stessi. L’economia così come è ora non è più sostenibile, è fondamentale e necessario, se non seriamente l’unica via, cambiare direzione.

L’economia circolare è un modello rigenerativo e ricostituivo , dalla linearità (produzione-consumo-rifiuto) si passa a cerchio: il rifiuto torna ad essere qualcosa che – come accade in natura – viene trasformato e assume una nuova vita e una nuova utilità e si reinserisce nel ciclo produttivo. Oppure viene biodegradato rientrando a fare parte del circolo naturale delle cose. Si tratta di un cambiamento sistemico, sostenibile, che ridefinisce i processi produttivi e i servizi, reinserisce le risorse di scarto all’interno del ciclo generando opportunità economiche e benefici per l’ambiente e per la società. Solo così le risorse naturali verrebbero ottimizzate e la gestione dei rifiuti sarebbe sostenibile.

Il rifiuto si trasforma in una nuova materia prima utilizzabile per nuovi cicli produttivi ed il recupero e riuso diventano parte integrante dei processi.

Una definizione di economia circolaredella Ellen Mac Arthur Foundation è che è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera». L’economia circolare è dunque un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro. Nell’economia lineare, invece, terminato il consumo termina anche il ciclo del prodotto che diventa rifiuto, costringendo la catena economica a riprendere continuamente lo stesso schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento“.

Questo tipo di economia rappresenta una grande opportunità ed è l’unica direzione in cui abbia senso investire ad oggi, poiché la condizione di degrado ambientale del pianeta non è più sostenibile.

A luglio, 2014, la Commissione Europea ha pubblicato una “Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni” dal titolo “Verso un’economia circolare: programma per un’Europa a zero rifiuti in cui si sottolinea che “…Nei sistemi di economia circolare i prodotti mantengono il loro valore aggiunto il più a lungo possibile e non ci sono rifiuti. Quando un prodotto raggiunge la fine del ciclo di vita, le risorse restano all’interno del sistema economico, in modo da poter essere riutilizzate più volte a fini produttivi e creare così nuovo valore. Per passare ad un’economia più circolare occorre apportare cambiamenti nell’insieme delle catene di valore, dalla progettazione dei prodotti ai modelli di mercato e di impresa, dai metodi di trasformazione dei rifiuti in risorse alle modalità di consumo: ciò implica un vero e proprio cambiamento sistemico e un forte impulso innovativo, non solo sul piano della tecnologia, ma anche dell’organizzazione, della società, dei metodi di finanziamento e delle politiche. Anche in un’economia fortemente circolare permane qualche elemento di linearità, poiché non si arresta la domanda di risorse vergini e si producono rifiuti residui che vanno smaltiti…

In diversi settori in Italia questo sta già accadendo: Legambiente ne parla nell’Atlante dei campioni dell’economia circolare. Esperienze virtuose che hanno prodotto guadagni sia in termini di tutela ambientale che sociale e occupazionale.

Alcuni esempi virtuosi di economia circolare

  • Annualmente sul pianeta si producono più di 1 miliardo e 300 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, dei quali solo un terzo si ricicla mentre gli altri due terzi vengono smaltiti tramite discariche o inceneritori. Un consorzio olandese ha ideato una tecnologia in grado di utilizzare parte di questi rifiuti solidi urbani per produrre biocombustibili liquidi (metanolo, etanolo e altri intermedi chimici).
  • Abbiamo parlato recentemente di Wine Matters, il progetto per cui gli scarti del vino vengono utilizzati per produrre packaging per il vino stesso, ecosostenibili e biodegradabili in quanto vengono utilizzati collanti naturali a base di amido e nessun prodotto chimico.
  • Il compost è un altro esempio di circolarità: lavorare gli scarti organici in maniera del tutto naturale di modo che possano trasformarsi nuovamente in terra per nutrire futuri alimenti. Altra ipotesi per scarti alimentari è quello di trasformarlo in biomateriale simile al polistirene espanso, del tutto naturale, grazie all’azione di alcuni tipi di funghi che si cibano di questo tipo di scarti e lo trasformano. Questo materiale si può usare per isolamenti termoacustici, pavimenti o panelli, complementi di arredo o imballaggi (biodegradabili!). Sempre nell’ambito alimentare, gli scarti di lavorazione di agrumi, mais, olive, lavanda, ciliegia, caffè, kiwi, mandorle, fagioli possono essere utilizzati per produrre carta. L’idea è di una cartiera storica italiana che anni fa ha deciso di utilizzare le alghe in esubero provenienti dalla laguna di Venezia al posto della cellulosa ricavata dagli alberi. Un esempio di economia circolare che vede il rifiuto trasformato in risorsa, valorizzandolo.
  • Pneumatici usati, sono un numero esorbitante. L’economia circolare permette che questi rifiuti si trasformino in strade, materiali per edilizia come pannelli e prodotti isolanti, superfici per impianti sportivi e pavimentazioni per le aree gioco tramite un procedimento di macinazione e riassemblaggio
  • I negozi di vestiti di seconda mano sono un banale ma efficace esempio di economia circolare: i rifiuto, il vestito eliminato, torna materiale vendibile..

Principi base dell’economia circolare

RIFIUTO – Il concetto di “rifiuto” viene del tutto debellato: il rifiuto non esiste, non c’è niente che non possa essere nuovamente funzionale. Meccanismo, peraltro, da sempre funzionante in natura. Ogni “rifiuto” viene trasformato assumendo nuova vita ed essendo utile per nuove processi.
Ogni prodotto immesso sul mercato va pensato con il presupposto di adattarsi all’interno di un ciclo di materiali: i nutrienti biologici devono essere atossici e compostabili. Quelli tecnici devono essere riutilizzabili.

LONGEVITA‘ – Uno dei principi dell’economia circolare è quello di investire in prodotti duraturi e sviluppati per l’aggiornamento, uscendo dalla mentalità usa-e-getta tipica dell’economia capitalista dove non si fa quasi in tempo ad acquistare un bene che il mercato lo ha già reso obsoleto innescando nuovi bisogni (irreali) di dover sopperire quanto prima con un bene più nuovo o “all’ultima moda” per non rimanere indietro.

ENERGIE RINNOVABILI – Le energie dovrebbero provenire dai flussi generati da forze naturali, da quella solare a quella eolica o quella idrica, invece che dalla combusione di materie che producono sostanze tossiche che stanno letteralmente uccidendo il pianeta e con esso i suoi abitanti, noi inclusi.

PENSIERO SISTEMICO – Tutto si influenza vicendevolmente e questo è un concetto che va compreso perché riguarda ogni nostra singola azione. Nessuna azione, una volta compiuta, rimane fine a se stessa. Ha sempre delle conseguenze ed è fondamentale che impariamo a riflettere proprio su queste, anche quando utilizziamo banalmente una cannuccia di plastica non riciclabile. “E’ solo una cannuccia” dissero otto miliardi di persone.

Ci tengo tuttavia a sottolineare che nell’attesa che l’economia circolare diventi l’unico sistema esistente, oltre ad informarsi è necessario che ogni singolo individuo nel suo piccolo si attenga ai valori della circolarità. Riduciamo i consumi, spesso compulsivi, utilizziamo i beni che possediamo finché sono funzionali. Acquistiamo prodotti riciclati per incentivarne la produzione e, per amor del cielo, smettiamola di acquistare prodotti imballati nella plastica. Dalle bottigliette di acqua, alla frutta e alla verdura (che si possono comprare sfuse). Ai prodotti per l’igiene personale e della casa per cui esistono molti negozi che offrono soluzioni di vuoto a rendere o di refill dei propri contenitori senza la necessità di acquistarne di nuovi. Scegliamo la bici o i mezzi pubblici. Non dimentichiamoci mai che ogni singolo individuo fa seriamente e profondamente la differenza.

Fonte: Ellen McArthur Foundation



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