Quando “buttiamo via” un oggetto, al termine del suo utilizzo, nella nostra mente equivale a liberarsi di qualcosa poiché dal momento in cui lo gettiamo via non è più un nostro problema.

Ma questo “via” dove gettiamo tutto, esattamente, dov’è?

Tutti i rifiuti prodotti finiscono da qualche parte: nella migliore delle ipotesi, i rifiuti gettati nella differenziata saranno riciclati. Tuttavia i beni riciclati purtroppo sono una minima percentuale della totalità dei rifiuti, la maggior parte non viene riciclato.

Cosa succede a tutti i rifiuti che non sono riciclati?

Da qualche parte dovranno finire, naturalmente non è possibile conservarli in qualche posto, quindi per essere smaltiti finiscono in inceneritori. Gli inceneritori sono strutture all’interno delle quali questi rifiuti vengono bruciati: fin qui non sembrano esserci problemi.
Purtroppo tale combustione produce emissioni di anidride carbonica (CO2).
Il problema reale, in tutto questo, non è in sé il fatto che questi rifiuti vengano bruciati, come non è l’emissione di CO2 (assieme ad un elevato numero di polveri dannose e tossine). Il problema è che nella consumistica società dell’usa-e-getta, in cui non esiste più l’approccio duraturo al bene bensì ogni cosa viene creata (e acquistata) per uno scopo al termine del quale viene gettata. Non importa se è ancora in buono stato o ancora utilizzabile: l’industria per proprio profitto continua a creare bisogni fittizi per cui il consumatore percepisce come indispensabile anche la più superflua delle merci ed è spinto ad acquistare compulsivamente per sopperire a tutti questi falsi bisogni.

Cosa si verifica dunque in una società basata su questi valori?

Che il consumatore acquista continuamente, senza sosta, fagocita prodotti e a fronte di ogni nuovo acquisto si libera del bene precedente che il nuovo acquisto ha sostituito, facendolo diventare rifiuto.

Il problema reale, dunque, è la enorme quantità di rifiuti prodotti, peraltro in maniera tendenzialmente irragionevole, i quali devono essere smaltiti e il modo che l’uomo ha di farlo è tramite inceneritori che producono tonnellate di CO2 (anidride carbonica) che è il principale gas responsabile del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.

Sicuramente le politiche ambientali dei governi devono cambiare, ma ciò che è necessario modificare radicalmente è l’approccio di ogni singolo cittadino del mondo alla produzione dei rifiuti.

  • Bisogna RIDURRE il compulsivo acquisto di beni, di modo da diminuire conseguentemente anche l’incessante produzione di rifiuti;
  • Bisogna RIUSARE le merci, il che vuol dire che fintanto che un bene è in grado di adempiere al proprio scopo, non ha senso liberarsene in favore di uno nuovo e “più bello”, facendo diventare il vecchio bene un rifiuto;
  • In virtù del fatto che il riciclo della plastica (enorme piaga che affligge il pianeta) non sia una risposta adeguata, bisogna imparare a sostituire tutte le nostre scelte di consumatori che coinvolgono plastica, con ALTERNATIVE ECOSOSTENIBILI. Un esempio banale: le uova vendute in supporti di plastica, eliminarle. Si possono acquistare sfuse oppure in cartone. Questo ragionamento è applicabile alla stragrande maggioranza dei beni.

Gli scienziati spiegano che ormai, anche ricoprendo la terra di alberi che puliscono l’aria, ciò non sarebbe sufficiente a ripulire la terra dai disastri ambientali di cui è responsabile l’uomo, sia direttamente (disperdendo i rifiuti nell’ambiente) sia indirettamente (tutto ciò che gettiamo nell’indifferenziato, finisce in inceneritori e siamo dunque TUTTI responsabili di emissioni di CO2 che stanno intossicando e uccidendo la terra e i suoi abitanti, NOI INCLUSI).

L’unica strada percorribile, dunque, è quella della consapevolezza in relazione ad ogni nostro singolo comportamento quotidiano. Dalle scelte sugli acquisti, alla gestione dei rifiuti.

E’ abbastanza evidente che ogni singolo individuo faccia la differenza e sia fondamentale il contributo di tutti quanti per salvare il pianeta: siate consapevoli e diventate consumatori responsabili, non esistono alternative.

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