Questioni transgender: intervista all’attivista Daniela Noel

L’attivismo di Daniela Noel

Credits: Alessandro Zambon per il progetto “The warriors rest project”

Daniela Noel è un’attivista LGBTQIA+ di Genova, che affronta questioni trasngender e legate al femminismo intersezionale, portando nel suo attivismo la propria esperienza personale in qualità di donna transgender.

L’attivismo di Daniela nasce nel 2020 sui social (sulla pagina Instragram @talesofdaniela) a titolo di condivisione: grazie alle proprie competenze professionali maturate nella comunicazione e nella grafica, a seguito della laurea in Disegno Industriale, con abilità sviluppa una serie di interessanti contenuti che riscuotono molto successo. Tra questi, il “TRANS DICTIONARY”, un dizionario transgender per informare le persone su quali siano i significati di determinate terminologie e come utilizzarle in maniera corretta.

Daniela porta avanti il lavoro di sensibilizzazione con passione: l’attivismo cresce e si articola in varie iniziative anche assieme al Coordinamento di Liguria Rainbow.

Tra i progetti di valore sviluppati da Daniela Noel, una menzione speciale va all’iniziativa “OUT OF THE CLOSET” tramite cui gli utenti hanno la possibilità di donare abiti a persone transgender, o scambiarli fra loro. Il motivo a fondamento dell’iniziativa è da ricondurre alle corpose spese necessarie per la transizione, molte delle quali non sono convenzionate dallo Stato. In tanti casi, anche un semplice supporto come la donazione di vestiti, può fare la differenza.

Assieme ad altre persone del Coordinamento del Liguria Rainbow, Daniela ha aperto a Genova uno spazio di supporto multiservizio per persone transgender (binarie e non binarie) e gender non conforming, ZENA TRANS, che offre consulenza diretta ad altre persone transgender, uno sportello legale ed uno psicologico, gruppi di auto mutuo aiuto, eventi e molto altro. Oggi, Daniela ha ripreso gli studi magistrali e sta elaborando una tesi di ricerca su come la comunicazione e la grafica possano migliorare l’inclusività all’interno dell’ambiente accademico.

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Dal TRANS DICTIONARY di Daniela Noel – @talesofdaniela

Analisi di una società eterocispatriarcale sotto una nuova lente d’ingrandimento

La società in cui viviamo, è regolata su valori legati all’uomo, bianco, cisgender, eterosessuale e di classe media, il quale stabilisce i criteri di accettabilità sociale, di moralità, di struttura economica e legislativa e ogni altro aspetto della vita. Nascendo e vivendo in questa società, spesso si fatica a coglierne tutti gli aspetti. Eppure, partendo dalle cose semplici, ce ne rendiamo subito conto: dalla normativa in virtù della quale il cognome dei figli è automaticamente quello del padre, il minor salario percepito dalle donne a parità di mansioni, ruolo e anzianità (dati ISTAT), l’impossibilità per le coppie di persone dello stesso sesso di godere dei medesimi diritti delle coppie cisgender… la lista è lunga. 

Nel momento in cui iniziamo a de-costruire questo modello uomo-bianco-etero-cisgender-centrico, riconoscendo l’infinità di minoranze che sono parte attiva e contributiva della società, potremmo tutt* giovarne in un’ottica di arricchimento: dalla minoranze etniche, religiose, alla comunità LGBTQIA+, alle persone portatrici di disabilità, fino alle donne. Le donne, infatti, vengono trattate alla stregua di una minoranza, seppur di fatto non lo siano.

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Dal TRANS DICTIONARY di Daniela Noel – @talesofdaniela

Il patriarcato che fa male(anche) agli uomini

Vivere in una società che ti dice cosa puoi essere, quando, come e dove nuoce  a tutt*. La testimonianza di Daniela Noel, porta davvero a riflettere. Daniela è una donna che ha vissuto per più di 30 anni avendo un aspetto legato al sesso assegnato alla nascita, in un genere che non le apparteneva di cui però subiva i pesi, a partire dalle aspettative che la società riponeva su di lei per via delle sembianze ‘maschili’ secondo lo stereotipo.

Un esempio banale è quello della patente. “Quando raccontavo di non avere la patente, le persone erano quasi stupefatte di come potessi sopravvivere senza… quasi come se fosse un gesto inconcepibile per una persona che rientrava nel genere maschile, esserne sprovvisti” racconta Daniela. Ora, che Daniela è donna anche fuori, quando dichiara di non avere la patente nessuno fa una grinza. Come se fosse non solo una cosa normale, ma una cosa da aspettarsi da una donna.

Un uomo, nella nostra società, deve essere forte, non deve piangere o esternare le proprie emozioni. Deve rasentare l’insensibilità, deve sapere riparare le cose, possibilmente avere una dignitosa posizione lavorativa e senza dubbio il valore di un uomo è direttamente proporzionale alla quantità di soldi e cose che possiede. Questa mentalità è tossica, racconta Daniela. Le emozioni vanno esternate ed elaborate: è l’abitudine più sana per diventare persone adulte consapevoli. Fa parte del percorso di crescita.

Ecco come il patriarcato nuoce (anche) agli uomini.

D’altro canto, le donne, sono costantemente portate a dover giustificare sé stesse, dal proprio aspetto (con anessi ed eventuali sensi di colpa derivanti dall’inadeguatezza rispetto a standard prestabiliti – da chi…?) fino alla propria posizione lavorativa. Una donna deve sempre ricordare la propria carriera accademica o percorso professionale che giustifica la propria posizione. A un uomo questo non è richiesto. Senza aprire il vaso di pandora della maternità e del mansplaining. E, ricordiamoci, che all’interno della categoria “donna” esistono numerose sottocategorie di discriminazioni: potete trovare qui un approfondimento sul femminismo intersezionale.

Uno degli aspetti sollevati da Daniela è che si è resa conto di quanto, numerosi comportamenti per lei inaccettabili (a partire dal catcalling fino all’uomo che ti parla sopra per zittirti) sono talmente all’ordine del giorno per ogni donna, che, una donna cisgender spesso neanche si rende conto dell’ingiustizia subita in quanto assuefatta a questa realtà. Ed è proprio per questo che, il contributo di una donna transgender alla causa femminista è importante: perché è in grado di portare nuovi elementi di riflessione venendo, di fatto, da una situazione di maggiore ‘privilegio’. 

Invisibili


Daniela Noel, tra le letture utili per approfondire il tema, consiglia “Invisibili”. In questo libro si parla anche delle famose “origini” quando l’uomo cacciava e la donna si prendeva cura della casa o raccoglieva le bacche e i frutti. Il modo in cui questa struttura sociale viene percepita è che ciò che fa l’uomo (la caccia) ha senza dubbio più valore. La realtà è che le due sfere di competenza così come qui descritte sono diverse e complementari ed apportano in egual misura beneficio alla società. E’ proprio questo il concetto da recuperare.

Quello che nella miriade di sfaccettature di cui è composta la nostra società, ognuna ha uno specifico valore che può diventare fonte di arricchimento. Ed è proprio nella valorizzazione della diversità come punto di forza che risiede la chiave per un futuro che sia sostenibile anche da un punto di vista sociale. 

ZENA TRANS

Con il Coordinamento del Liguria Rainbow, Daniela Noel ha sviluppato a Genova uno spazio multiservizio dedicato alle persone transgender (binarie e non binarie) e gender non conforming, ZENA TRANS, che offre consulenze individuali o di gruppo,  uno sportello psicologico e un supporto legale. Di fatto si tratta di uno spazio di mutuo aiuto per chiunque dovesse averne necessità. In questo spazio Daniela Noel, assieme ad Elisa Casaleggio ,si occupano dell’accoglienza, aspetto imprescindibile per le persone che si avvicinano a questo servizio in cerca di supporto. Ci sono anche persone cisgender che collaborano con il progetto, tra cui lo psicologo Mattia Picinin e l’avvocata Ilaria Gibelli. L’ottimo riscontro e partecipazione registrati, è indice di quanta necessità ci fosse di questa iniziativa

Oggi le persone transgender hanno raggiunto numerose conquiste rispetto a soli 30 anni fa. Prima non era neanche possibile cambiare identità all’anagrafe e, addirittura fino al 2015, per cambiare documenti era obbligatorio compiere l’operazione di riassegnazione di genere. Oggi è possibile cambiare documenti anche senza questa procedura chirurgica, il ché lascia più margine alle persone, non costringele di vivere anni e anni con dei documenti non conformi in attesa di un intervento e di permettere a quelle persone che magari, per motivi di salute, non possono operarsi di condurre una vita nel loro genere di elezione a livello giuridico. Tutto questo facilita anche le persone non binarie: persone che spesso magari sentono l’esigenza di fare un percorso alternativo da quello convenzionalmente impostato per le persone transgender binarie.

Altro traguardo importante per la comunità Trans è stato quello della determina AIFA sulla terapia ormonale di affermazione di genere per le persone transgender che, a fine 2020, ha riconosciuto il passaggio gratuito delle terapie ormonali, seppur non sia ancora passata in tutte le regioni e non valga se si affronta un percorso endocrinologico privato (nel pubblico spesso le attese sono di anni). 

Altra cosa positiva da sottolineare è che l’intervento di riassegnazione di genere, e molti altri intervento di modifica alle caratteristiche sessuali secondarie (quali mastectonia, mastoplastica, correzione del pomo d’adamo, ecc.), sono passati dal Servizio Sanitario, anche se le liste di attesa spesso sono lunghe anni e anni.

La disinformazione, fra i tanti falsi miti sulle persone transgender, fa si che oggi aleggi ancora lo spettro della patologizzazione su questa categoria: questo rende più difficili le comunicazioni e soprattutto la disponibilità ad ascoltare. La strada è ancora lunga, senza dubbio, ma è altrettanto vero che abbiamo preso la giusta direzione.

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