Il contesto sociale in cui viviamo è interamente basato sul consumo di beni. E’ proprio vero che ormai si vota di più con il portafoglio che in cabina elettorale. Tutte le nostre scelte hanno un impatto e proprio in virtù di questo, dobbiamo assumere consapevolezza del nostro impatto al fine di renderlo più positivo possibile.

La società dei consumi

Siamo consumatori: ogni singolo giorno spendiamo le nostre risorse economiche (frutto del tempo che dedichiamo al lavoro) nell’acquisto di beni e servizi necessari al nostro sostentamento. Sono sempre necessari i beni che acquistiamo?

In una società che ha fatto del consumo il proprio leitmotiv, ormai fatichiamo a distinguere quali siano i nostri bisogni reali dai bisogni indotti, dalle campagne di marketing, che ci fanno percepire come indispensabile anche la più superflua delle merci.

Qual è il motivo per cui così facilmente tendiamo a cadere in queste trappole? Soffermandoci a riflette un istante siamo ben in grado di comprendere tutte le dinamiche sottese a questi meccanismi. Eppure, per la stragrande maggioranza del tempo, procediamo per inerzia a suon di acquisti.

Il motivo è molto semplice: l’essere umano è un animale sociale e in quanto tale, una necessità dell’uomo è quella di far parte del gruppo, di essere socialmente accettato. L’uomo teme l’emarginazione e l’esclusione, ed è proprio su questo timore inconscio che fanno leva le campagne di marketing.

Ecco come funziona la pubblicità: se vuoi essere “in”, se vuoi essere “alla moda”, se vuoi essere “qualcuno che conta”, se vuoi essere “felice”, devi procedere a questo acquisto (che sia un vestito, un accessorio o l’ultimo modello di smartphone). Altrimenti, se non lo fai, non sarai felice / accettato etc. In questo modo il consumatore si lascia trasportare e manipolare, dimenticando di dare il giusto peso e l’adeguata rilevanza a tutti questi messaggi che arrivano al proprio inconscio.

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Le regole del mercato

E’ sufficiente un breve ripasso di economia per ricordarsi che il mercato funziona in maniera molto semplice: l’offerta di beni è veicolata alla domanda dei consumatori. Se i consumatori acquistano solamente magliette verdi, ad esempio, i produttori tenderanno a diminuire la produzione di magliette rosse per incentivare quella di magliette verdi.

Il mercato è veicolato dal profitto ed il profitto esiste dove esistono consumatori disposti ad acquistare.

Ed è proprio qui che risiede il nostro enorme potere di cui purtroppo siamo poco consapevoli: tramite le nostre scelte di acquisto possiamo direzionare il mercato e la produzione di beni. Se tutti, per esempio, iniziassero ad acquistare solo la pastasciutta in cartone evitando quella venduta in confezioni di plastica, le aziende, pur di vendere, modificherebbero i propri packaging per incontrare la domanda del consumatore, ovvero quella di pastasciutta in cartone.

Questo è solo un banale esempio per ricordare a tutti che abbiamo un potere enorme nelle nostre mani ed è ora di iniziare ad usarlo.

Tre consigli per diventare consumatori responsabili

Diventare consumatori responsabili è parte di un percorso di assunzione di consapevolezza. Se siamo consapevoli del nostro impatto ambientale, possiamo iniziare a ridurlo. Di seguito tre utili consigli:

Mi serve davvero?

Nel momento in cui procediamo ad un nuovo acquisto domandiamoci sempre se quel bene ci serve oppure se stiamo procedendo all’acquisto solo indotti da qualche pubblicità, senza nessun’altra ragione valida. Se un bene non ci è necessario, possiamo risparmiare quelle risorse economiche e investire in maniera più ragionevole in un secondo momento.

Attenzione: questo non significa non concedersi mai un regalo o una coccola. Farci un regalo ogni tanto un nostro diritto. Questo vuol dire comportarsi con consapevolezza quando procediamo a nuovi acquisti.

Da dove viene questo bene?

Interrogarsi sulla filiera produttiva è fondamentale. Nel momento in cui noi acquistiamo un bene, acconsentiamo a tutto ciò che risiede dietro quel bene. Se acquistiamo capi di abbigliamento assemblati da persone sottopagate e maltrattate, noi stiamo implicitamente dicendo che acconsentiamo a quel modo di produrre.

Proviamo a domandarci quale sia la provenienza del bene: è prodotto in maniera etica? Quanto è trasparente l’azienda che lo produce? Quali sono le maniere prime utilizzate? Sono state recuperate nel rispetto dell’ambiente? E inoltre ricordiamoci che quando un bene proviene da molto lontano (ad esempio, oltreoceano) con l’acquisto noi contribuiamo all’inquinamento derivante dai trasporti. Infine, soprattutto per i generi alimentari, più da lontano provengono, minore sarà la loro qualità in termini di gusto e proprietà nutritive, perse durante il viaggio e lo stoccaggio.

Dove finirà quando verrà smaltito? Esistono alternative più sostenibili?

Un altro aspetto da tenere in considerazione è quello dello smaltimento: che fine farà il nostro bene alla fine dell’uso? La scelta più sostenibile in assoluto sono quelle legate al concetto di economia circolare. Dunque beni compostabili o biodegradabili o di cui verranno riutilizzati i componenti: molte aziende che operano in ottica circolare si occupano di ideare già nella fase di progettazione quale sarà lo smaltimento del bene.

In alternativa beni riciclabili (ricordandoci di procedere sempre in maniera corretta alla differenziazione dei rifiuti) seppur il riciclo non sia la risposta adeguata al problema dell’inquinamento, ma un mero palliativo che sposta solo il problema più avanti nel tempo.

Qualora i beni che stiamo per acquistare possano costituire rifiuti non compostabili, biodegradabili, riutilizzabili o riciclabili al termine del loro ciclo di vita, possiamo sempre indagare se esistono sul mercato alternative sostenibili.

E’ molto più semplice di quel che sembra: acquistare le saponette invece che flaconi di plastica per il sapone, scegliere uova in confezione di cartone piuttosto che di plastica, acquistare frutta e verdura sfusa con delle shopper invece che imballata. Piccoli, minuscoli gesti che se pensati applicati a migliaia di persone, fanno davvero la differenza.

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