La società in cui viviamo sta prendendo una piega spaventosa da un punto di vista economico ed ambientale. Il consumo compulsivo, ha delle ripercussioni catastrofiche anche sulle relazioni interpersonali.Il contatto con la realtà ci sta scivolando via di mano ed è fondamentale imparare ad educare le nuove generazioni alla pazienza ed al rispetto e ai consumi responsabili.

Un po’ di sociologia: cosa teorizza Bauman?

Zygmunt Bauman, sociologo, filosofo e accademico polacco  (1925 – 2017) ha tentato di spiegare la postmodernità usando la metafora di “liquida”, in contrasto con il termine “solida”: sostiene egli che l’incertezza dell’individuo odierno abbia la sua origine principalmente nell’avvenuta trasformazione dell’uomo da produttore a consumatore

L’esclusione sociale che ogni individuo teme, è legata al timore di non poter sopperire economicamente a bisogni tipici di questo contesto. Questi nuovi bisogni la maggior parte delle volte non sono reali bensì creati dalle industrie della produzione di massa al fine esclusivo di trarne profitto economico.

L’industria crea un bisogno fittizio rendendo indispensabile agli occhi del consumatore anche la più superflua delle merci. L’individuo tende a sopperire a suddetti bisogni acquistando beni non necessari, seppur come tali vengano percepiti, e ciò altro non è che un meccanismo volto alla produzione di profitto per l’industria stessa.

In una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l’essere umano. Queste dinamiche sono applicabili anche al lavoro o alle relazioni, che si trasformano anch’esse in beni usa e getta, così come le merci in circolazione. Quando un oggetto si rompe, l’individuo non tende a ripararlo (come era d’abitudine nel dopoguerra) bensì ritiene più semplice liberarsene sostituendolo con uno nuovo. Il consumismo non mira al possesso quanto all’utilizzo temporaneo di oggetti di desiderio in cui appagarsi, trovandoli in breve obsoleti e passando quindi da un consumo all’altro dove il nuovo valore è l’apparire.

Lo Stato è totalmente asservito al potere economico delle Banche Internazionali. Si paga ad un prezzo sempre più caro lo sviluppo delle tecnologie per cui ormai l’uomo si inchina solo ai nuovi dei del sistema globale.

L’evoluzione delle tecnologie e delle scienze a scapito della cultura porta alla viscerale necessità per cui tutto debba essere sempre più veloce, accessibile con un click: senza dover più imparare a pazientare qualunque bene perde valore, sopperendo a bisogni creati dal mercato che sono sempre più effimeri, da sostituire immediatamente appena un nuovo bisogno viene sentito illusoriamente (e provvisoriamente) come necessario.

Tutto ciò come incide sull’essere umano e le sue relazioni?

Così è per le relazioni. La pazienza e l’attesa nella costruzione di rapporti solidi e duraturi diventano una perdita di tempo. All’emergere di problematiche relazionali, alla strada del lavoro e del recupero della relazione si preferisce la sostituzione con altra relazione, nuova e funzionante. Lavoro, affetti, amicizie, famiglia.

Quello che la società sta vivendo oggi è paragonabile ad un regresso rispetto ai valori su cui la cultura occidentale si è sempre basata.

La preoccupazione é rivolta a quegli individui che all’interno di questa società ex-liquida, ormai “gassosa”, nascono e si evolvono, con uno scarso contatto con la realtà.

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I giovani oggi vivono in due mondi paralleli (analogico e virtuale) e sono del tutto deresponsabilizzati rispetto a condotte poste in essere lesive di terzi (vedi cyberbullismo). Non sono in grado di portare pazienza. Nel loro mondo tutto è veloce, basta un click per sentire o vedere un amico, per acquistare un bene, per prendere un biglietto. Tutto è immediato. Sono del tutto schiavi di questa nuova realtà da cui gli adulti, ad oggi, non riescono a tutelarli o responsabilizzari.

Il problema è che nella vita reale i rapporti con le altre persone si costruiscono e senza pazienza non si può costruire niente. Il problema è che tutti i beni utilizzati sono gettati in breve tempo poiché il mercato ha creato un nuovo bisogno a cui sopperire.I beni usati diventano obsoleti, creano tonnellate di rifiuti che vanno a inquinare il pianeta, uccidendolo lentamente. Senza considerare che alla morte del pianeta corrisponde la morte della razza umana.

E’ un’epoca di transizione ed è anche l’ultima opportunità che l’umanità ha per cambiare strada. O ci si responsabilizza da un punto di vista culturale e, di conseguenza, ambientale, educando le generazioni future (native digitali) ad un nuovo approccio all’esistenza, oppure sarà una corsa sempre più veloce verso il fondo.

Come possiamo avvicinarci a consumi responsabili?

Ogni singolo individuo è in grado di fare la differenza, educando i propri figli, nel suo piccolo, a responsabilizzarsi da questo punto di vista. Ricordiamoci sempre che i bambini non fanno quello che gli dicono i genitori, i bambini fanno quello che fanno i genitori. Il bambino non esegue comandi, il bambino emula i propri adulti di riferimento. Quindi è fondamentale essere un buon esempio per i nostri figli. Imparare la pazienza, a riparare gli oggetti e uscire dalla spirale di consumi a cui ci hanno fatto inginocchiare i colossi della produzione di massa. Imparare a rispettare l’ambiente, che è casa nostra.

Ricordandoci sempre che ognuno fa la differenza.

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