Ho sempre avuto una sorta di fobia verso gli insetti volanti ed in particolar modo quelli che pungono. Non ricordo di aver mai subito particolari traumi, è più una sorta di immotivata paura. Tuttavia, quando ho letto recentemente dell’inchiesta aperta in Friuli per la moria di api ho iniziato a documentarmi e ad approfondire l’argomento ed ho imparato cose importanti che desidero condividere.

Cosa succederebbe se le api smettessero di esistere?

Le api sono una vera e propria “società” all’interno del mondo animale, che funziona alla perfezione. Ognuna di esse, all’interno dell’alveare, adempie al suo ruolo ben specifico con efficenza e dedizione. Esiste l’ape regina (unica femmina fertile) ha il compito di deporre le uova ed assicurare la coesione della colonia, le api femmine (api operaie) sono preposte alla tutela e difesa dell’alveare hanno il compito di raccogliere il nutrimento (nettare e polline dei fiori) e le api maschio (fuchi) con scopo riproduttivo.

E’ noto che le api siano produttrici di miele (circa 15 kg ad alveare all’anno), pappa reale e cera: dopo bovini e suini, sono il terzo animale da reddito più importante del mondo.Le api infatti sono quell’animale grazie al quale noi mangiamo la frutta o beviamo un succo di frutta è grazie all’operato di un’ape.

Il motivo per cui la natura ha provveduto a creare i fiori colorati e profumati è proprio finalizzato ad attirare gli insetti che del nettare e del polline dei fiori si nutrono. Quando le api si appoggiano sui fiori per succhiarne il nettare, impregnano le loro zampe e il loro pelo di polline, che viene depositato all’interno del fiore successivo e così via: questo permette l’incontro dei gameti femminili e quelli maschili per cui la fecondazione del fiore può avvenire, dando origine al seme, racchiuso in un involucreo che è il frutto. Il seme darà successivamente origine ad una nuova pianta. Senza fecondazione, infatti, il frutto non potrebbe nascere.

L’operato delle api è dunque evidentemente fondamentale per tutto l’ecosistema: senza api non ci sarebbe fecondazione di fiori che dunque non potrebbero trasformarsi in frutti e quindi dare luogo a nuove piante. E quindi anche gli animali che si nutrono di frutta (noi compresi) non potrebbero più nutrirsene.

La situazione della specie oggi

E’ risaputo che la categoria delle api sia una specie tanto fondamentale quanto a rischio. Per sopperire alle richieste della grande distribuzione utilizzano una larga serie di agenti chimici, dai fertilizzanti ai pesticidi, che hanno delle inevitabili ripercussioni sull’ecosistema e spesso, purtroppo, danneggiano l’ecosistema e, soprattutto, insetti come le api.

Un caso che ha attirato particolarmente la mia attenzione, per i numeri segnalati, è avvenuto recentemente in Friuli dove la Procura di Udine ha predisposto, tra il 5 e il 6 amrzo scorsi, il sequestro di 236 terreni per un’anomala moria di api. Il reato ipotizzato è quello di inquinamento ambientale previsto e punito dall’art. 452 bis del Codice Penale per abuso di pesticidi.
L’indagine era iniziata nel 2017, su segnalazione alla Procura da parte degli apicoltori della zona in relazione a massicce morie di api, il che ha portato al collasso di interi alveari. Già nel 2018 le indagini si conclusero con patteggiamenti di alcuni agricoltori in relazione ai reati contestati. L’anno successivo, dopo le nuove semine, il Consorzio degli apicoltori del Friuli in persona del presidente Luigi Capponi ed altri associati, hanno nuovamente esposto la situazione alle autorità in quanto la stessa situazione precedentemente denunciata, si è proposta di nuovo.
Pertanto il Corpo Forestale Regionale e l’ARPA, dopo alcune analisi sulle sementi, confermavano la presenza di Mesurol, un potentissimo insetticida come dettagliatamente spiegato a questo link . Gli agricoltori avrebbero violato le prescrizioni di sicurezza dell’insetticida, particolarmente dannoso per gli insetti impollinatori.

In realtà questo è solo un esempio che ho portato perché sono numeri importanti, perché è recente e perché accade a casa nostra. Come a Udine così in molti altri posti del pianeta le api sono sempre meno e ciò rappresenta un vero e proprio rischio dell’essere umano.
Assieme ai cambiamenti climatici ed al problema dei rifiuti, ancora una volta è l’uomo con le sue stesse dani che si danneggia senza capire la gravità e le ripercussioni delle proprie condotte sulla sua stessa vita.

Nuovi approcci all’agricoltura per salvaguardare le api: agroecologia

Quanti coltivatori non utilizzano pesticidi o fertilizzanti chimicamente sintetizzati? Troppo pochi. Tendenzialmente si coltiva ormai quasi esclusivamente con l’utilizzo – se non talvolta l’abuso – di questa tipologia di prodotti. Come spiega Luigi Capponi, presidente del Consorzio degli Apicoltori in Friuli “Ci sono intere aree dove si coltiva senza l’impiego di fitofarmaci di sintesi e la produttività è la stessa, se non superiore. Un’agricoltura diversa, più consona a quelle che sono le problematiche di oggi, si può fare. Anche senza prodotti di sintesi. Molti tra coloro che hanno scelto un’altra agricoltura mostrano come l’ambiente e il territorio ne traggano giovamento”. Api comprese.

E’ possibile puntare dunque sull’agroecologia ovvero nell’applicazione di principi ecologici alla produzione di alimenti ed alla gestione di agrosistemi: è un approccio all’agricoltura che mette al centro la conservazione della biodiversità e delle risorse naturali e che è anche in grado di sfamare 530 milioni di persone, oltre che mitigare i cambiamenti climatici riducendo le emissioni di gas serra del 40%. Oggi infatti circa il 10% delle emissioni provengono dall’agricoltura, secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente.
Lo spiega uno studio indipendente “Ten years for agroecology” (Dieci anni per l’agroecologia), redatto dall’Iddri in relazione alla sostenibilità di una nuova agricoltura basata sull’agroecologia e sulla graduale eliminazione di pesticidi e fertilizzanti di sintesi.

E il ruolo dei consumatori?

Tutti noi possiamo – e dobbiamo – contribuire al cambiamento. Come punto di partenza le scelte alimentari del singolo basate su regimi più salutari contribuiranno a ridurre i consumi di prodotti di origine animale; scegliendo alimenti di stagione si eviterà di contribuire a tutte le produzioni artificiali ed inquinanti di prodotti non stagionali (o farli pervenire da molto lontano contribuendo grandemente all’inquinamento).

E’ ancora una volta evidente come, anche le nostre scelte più piccole, abbiano un grande impatto e possano aiutare l’ambiente seppur in maniera indiretta (ma fondamentale). Prediligendo un certo tipo di consumi, si cambia la domanda di mercato a cui la produzione tende necessariamente a sopperire. Cambiando la domanda, si cambia l’offerta e si cambia anche l’approccio delle aziende alla produzione. E’ indispensabile non scordare mai che ognuno di noi fa la differenza, anche il più piccolo, come un’ape.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.